Zerynthia Book Presentation

UPCOMING PRESENTATION:

IL LIBRO DI ZERYNTHIA / THE ZERYNTHIA BOOK
Sassari, Italy, University of Sassari
Università degli Studi di Sassari
Dipartimento di Giurisprudenza 

Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica
23rd March 2021, 10:00 AM
(Language: Italian)

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PARTECIPANO:
Carlo Mannoni – Direttore generale Fondazione di Sardegna
Antonello Marotta – Architetto
Alfredo Pirri – Artista
Roberta Filippelli – Artista

Dora Stiefelmeier – ZERYNTHIA Associazione per l’Arte Contemporanea OdV
Ferdinando Vicentini Orgnani – Regista
Tommaso Gazzolo – Filosofo
Modera: Domenico D’Orsogna – Giurista

Estratti dalla presentazione: 
Domenico D’Orsogna: Il libro di Zerynthia, vincitore di un bando emesso da Italian Council è un volume di oltre 500 pagine che raccoglie ma non chiude, testimonia un’esperienza viva dell’Associazione Zerynthia, che si giovava dell’esperienza della Galleria Pieroni precedente ma che anticipa delle tendenze che si manifesteranno in modo esplicito più avanti, di collaborare con istituzioni pubbliche e private e uscire dallo spazio chiuso e fecondo della galleria e del museo e aprirsi appunto allo spazio pubblico.
Perché Sassari, insieme ad altre istituzioni italiane e straniere, a sostegno di questa importante iniziativa? Perché l’Università di Sassari collabora con l’Associazione culturale Zerynthia da alcuni anni, da prima con un’iniziativa formativa: il Master in Diritto ed Economia per la Cultura e l’Arte e, negli ultimi anni, a partire dal 2016, nell’ambito del progetto Sentieri Contemporanei – che è un palinsesto di interazione tra arte, scienza e formazione – i cui partner sono al fianco dell’Università di Sassari, appunto l’Associazione Zerynthia e la Fondazione di Sardegna, oggi qui rappresentata dal Direttore generale dottor Carlo Mannoni.
Carlo Mannoni: E’ un elemento importante vedere quello che succede dopo che si è avuto il coraggio di sperimentare, di partire. In un certo senso la funzione delle istituzioni come la nostra è proprio questa, quella di giocare un ruolo in cose che ancora non ci sono, perlomeno sul nostro territorio. Qui stiamo parlando di una bellissima storia personale di Mario e Dora e di una bella associazione, che negli ultimi anni ha avuto anche sul nostro territorio un impatto importante.
Noi, come Fondazione, dal 2015 avevamo cominciato col concetto di progetti propri, di fare alcuni progetti gestiti o direttamente oppure con organizzazioni con i quali ci si coordina. Il progetto Sentieri Contemporanei mi sta particolarmente a cuore e mi fa molto piacere che una parte di questo libro includa anche il percorso che abbiamo fatto insieme, dando rilievo alla nostra capacità di portare sul territorio delle esperienze interessanti.
Alfredo Pirri: Mi trovo a rappresentare 500 e più pagine di materiali raccolti nel volume, quindi vorrei riuscire a trovare un tema che possa far emergere meglio di altri il lavoro svolto da Zerynthia, che continua a svolgere tutt’oggi. Vorrei sottolineare il ruolo non solo creativo che ha avuto Zerynthia in questi anni, ma anche l’influenza politica che essa ha avuto nei confronti di chiunque sia entrato in contatto con questa organizzazione che è riuscita a far percepire il ruolo pubblico che l’arte può avere, al di là del suo manifestarsi come un fatto personale o collettivo. Vorrei inoltre sottolineare l’influenza che la mentalità di Zerynthia ha avuto su ognuno di noi artisti spingendoci ad osare ad affrontare spazi particolari, spazi che fanno un po’ tremare i polsi sia per ampiezza, sia per importanza storica, per rappresentatività politica. Il coraggio di Zerynthia è stato una scuola, ringrazio veramente Mario e Dora di avermene fatto dono. Un altro tema presente nel lavoro fatto da Zerynthia, è il rapporto tra grande e piccolo: un rapporto dialettico che segue il criterio che le dimensioni non siano importanti di per sé, ma per quello che rappresentano per l’universo dell’arte, del quale ognuno di noi deve responsabilmente portare la propria visione. Dora e Mario hanno la spavalderia tipica dei giovani che li porta a considerare qualsiasi ostacolo non solo come inesistente, non solo come superabile, ma addirittura come uno stimolo necessario affinché il discorso artistico possa proseguire in piena libertà ed essere politico nel senso profondo del termine. L’arte cambia le cose, al di là della propria volontà, del proprio intento e della propria interpretazione delle cose.
Domenico D’Orsogna: Sentieri Contemporanei si è snodato in alcune tappe che hanno visto un’installazione modulare di Yona Friedman come antenna filo-conduttore di una serie di iniziative espositive e formative e di ricerca che si sono mosse nel territorio aggregando volontari provenienti da tutta Italia, studenti, istituzioni, associazioni, fondazioni. Questo percorso ha preso le mosse ad Alghero nel 2017, in occasione della partenza del Giro d’Italia del centenario da Alghero e quindi a fianco dell’installazione di Friedman si è individuato un mercato civico dismesso dove è stata organizzata ed allestita nello spazio di poche settimane, la mostra In Giro alla quale hanno partecipato più di 29 artisti. Questo percorso si è poi spostato a Sassari con la mostra La Biblioteca di Tutti, negli spazi della ex Biblioteca Universitaria in attesa di nuova destinazione. l’installazione di Friedman è stata ospitata nel chiostro dell’Università dopo un passaggio nelle stazioni di Oschiri e Berchidda, in collaborazione con il Festival Time in Jazz di Paolo Fresu.
Antonello Marotta ha coordinato la collaborazione degli studenti dell’Università di Sassari a quest’iniziativa.
Antonello Marotta: Volevo fare un ragionamento che in qualche modo parte dal libro e che tocca aspetti che riguardano anche la teoria del progetto in architettura. Solitamente c’è sempre un po’ di difficoltà a far collegare l’architettura con l’arte, quando noi sappiamo che invece storicamente questo è stato un legame fortissimo. Oggi, soprattutto per quello che è avvenuto negli anni ’60, con l’arte concettuale e poi con la Minimal Art, la Land Art ed altre espressioni, l’artista è uscito dal proprio atelier e si relaziona all’ambiente. Nel libro di Zerynthia c’è una scelta non verbale, non scritta, ma attraverso l’immagine spinge l’osservatore a interrogarsi intorno al concetto di spazio e di installazione e di relazione, dove non c’è più l’analisi dell’oggetto ma delle relazioni. Nel mondo dell’architettura è un dato di fatto importantissimo, nel senso che ci siamo spostati dalle ragioni dell’oggetto verso i temi delle relazioni possibili che oggi sono chiaramente con l’ambiente, con la città in senso lato, con il territorio. L’architettura deve però attraversare una serie di vincoli, che sono politici. Essa recepisce le intuizioni che appartengono al mondo della letteratura e dell’arte, naturalmente con un codice naturalistico e linguistico che gli è proprio. Quello che hanno fatto Mario e Dora è stato molto importante perché hanno lavorato su territori anche meno noti, meno visibili, e ciò dimostra che l’arte è un veicolo straordinario di crescita culturale, di condivisione di saperi. L’architettura è una dimensione che nel tempo si trasforma e accetta nuove funzioni e questa è assolutamente una dimensione dell’arte, una dimensione che l’arte ha introdotto e ha fatto comprendere. Nel libro si avverte questa necessità di raccontare il presente ma anche la necessità di identificazione.
Domenico D’Orsogna: Se pensiamo che tuttora il dibattito sul diritto all’arte pubblica è circoscritto all’interpretazione da dare alla famosa legge Bottai sul 2% nell’arte, riapprovata con poche modificazioni nel 1949 …. Questa legge merita di essere aggiornato e rifondato su nuove basi.
Dora Stiefelmeier: Quello che Yona Friedman ci ha ispirato e che noi condividiamo sempre di più, è l’arte con la gente. L’artista fa le sue opere per il mondo; à volte è un mondo grande a volte è piccolo. Che Van Gogh dipingesse solo per suo fratello, non importa, era sempre per qualcun altro. L’artista che non fa per qualcuno, non è un artista perché il suo è solo un ventriloquio. Fare l’arte con la gente è un ulteriore passo, è quello che abbiamo fatto in Sardegna e cerchiamo di fare anche in altri luoghi, anche se ciò non avviene sempre ed obbligatoriamente. In Sardegna i progetti hanno incluso le persone, gli studenti, ragazzi dell’Accademia e dell’Università, i bambini delle scuole e anche le stesse guardie che sorvegliavano le sale e che erano diventati parte del progetto. Quando includi la gente, il processo diventa più importante del risultato. Il fare insieme sprigiona una grande energia. No Man’s Land, No Man’s City, No Man’s Station, No Man’s Library, sono parole coniate da Yona Friedman. No Man’s Land (la Terra di Tutti) non appartiene a nessuno, è una striscia di terreno come a Loreto Aprutino, è un ambito dove non c’è regola, dove non c’è proprietà non c’è padrone. E’ la terra della libertà, ma la libertà è anche rischio e richiede innanzitutto responsabilità. Con altri artisti abbiamo fatto esperienze analoghe: con il compositore Alvin Curran che non solo fa musica fuori dalle sale di concerto, ma lo fa con la gente oltreché per la gente. E devo nominare Michelangelo Pistoletto e il suo grande progetto del Terzo Paradiso fatto con la gente in tutto il mondo, progetto al quale Zerynthia collabora da molti anni.
Domenico D’Orsogna: In seguito alla mia lettura del saggio recente: “Riaprire l’Università” di Tommaso Gazzolo, ho voluto invitarlo a questa presentazione…Mi sembra che possa davvero stimolare delle riflessioni sul senso più profondo dell’operazione de La Biblioteca di Tutti che – come dicevamo – ha inciso in senso politico sul dibattito della destinazione d’uso e sul che fare di quello spazio riapertosi in seno all’Università e al territorio.
Tommaso Gazzolo: L’immagine de La Biblioteca di Tutti rende evidente il problema della relazione che tra lo spazio e un altro tipo di discorso che è quello del sapere universitario. Il fatto che la farfalla di Zerynthia si sia posata all’interno di una biblioteca ci costringe a ripensare a cosa siano oggi i luoghi del sapere e quale sia appunto il rapporto tra sapere e la spazialità. Chi parla dall’interno dell’Università parla ovviamente a partire da una certa tradizione che afferma che non ci sia ordine di un sapere se non attraverso l’ordine che il luogo assicura e garantisce, dall’Accademia platonica fino all’Università moderna con le sue regole di distribuzioni spaziali e il suo modo di tracciare i confini tra chi sta fuori e chi sta dentro. È lo spazio in sé che disciplina il discorso. La possibilità di separare un dentro da un fuori secondo questa tradizione è anche la garanzia di un certo tipo di sapere e non un altro, che viene trasmesso e ha il titolo di sapere. Cioè, quanto viene insegnato all’Università merita il titolo di sapere; un certo ordine dello spazio assicura la tenuta dei saperi, la loro legittimazione attraverso determinati protocolli, che sono anche protocolli di organizzazione dei luoghi. Penso che l’idea moderna dei saperi, che essi siano umanistici o scientifici, sia stata ossessionata da questa spazializzazione che oggi è in crisi. Mi sembra che il Libro di Zerynthia faccia questo percorso. Cioè il libro anticipa l’idea che sia il sapere che ogni volta accorda uno spazio. L’installazione di Yona Friedman anticipa questa inversione. Oggi è possibile che questo tipo di idea sia una rimessa in discussione di concetti come distanza e vicinanza.
Domenico D’Orsogna: Vorrei dare un saluto a chi ha dato il nome a quest’associazione, Daniele Pieroni, al quale alcune settimane fa è stato conferito il Premio Montale Fuori Casa.
Mario Pieroni: Abbiamo potuto fare questo perché ci siete voi artisti che ci date la spinta per andare avanti. E’ un dono che abbiamo avuto. Viva l’arte che è sempre un mistero e per questo ci piace.
ENG/ excerpts from the presentation: 
Domenico D’Orsogna: The Zerynthia Book, winner of a grant from the Italian Council, is a volume of over 500 pages that collects but does not enclose, bearing witness to the living experience of the Zerynthia Association, which had benefited from the experience of the Pieroni Gallery before it but which would precede the tendencies that would manifest themselves explicitly later on, of collaborating with public and private institutions and leaving the closed and fertile space of the gallery and of the museum and opening up to the public space.
Why does Sassari, alongside other Italian and foreign institutions, support this important venture? Because  the University of Sassari has collaborated with the Zerynthia cultural association for some years, first with an educational venture, the Master’s degree in Law and Economics for Culture and Art, and more recently, since 2016, with the project Sentieri Contemporanei (Contemporary Paths) – which is a palimpsest of interaction between art, science and education – the partners of which stand side by side with the University of Sassari: the Zerynthia Association indeed and the Fondazione di Sardegna, represented here today by their general director Dr Carlo Mannoni.
Carlo Mannoni: It is an important element to see what happens after you have had the courage to experiment, to set off. In a certain sense the function of institutions such as ours is precisely this, that of playing a role in things that are not yet here, at least not in our area. Here we are talking about the beautiful personal story of Mario and Dora and of a beautiful association, which in recent years has also had an important impact in our region. We, as a Foundation, from 2015 began with the concept of our own projects, of doing certain projects managed either directly or with organizations with whom we coordinate. The project Sentieri Contemporanei (Contemporary Paths) is particularly close to my heart and I am very happy that a part of this book also includes the journey we have taken together, focusing on our capacity to bring interesting experiences to our region.
Alfredo Pirri: I find myself representing 500-plus pages of material collected in one volume, and so I would like to find a theme that can bring out better than others the work done by Zerynthia, that it continues to do today. I would like to underline not only the creative role that Zerynthia has had over these years, but also the political influence they have had with regards to anyone who has come into contact with this organization that has been able to show the public role art can have, beyond its manifestation as a personal or collective fact. I would like, furthermore, to highlight the influence that Zerynthia’s mentality has had on each one of us artists, pushing us to dare to face particular spaces, spaces that are a bit daunting both because of their largeness and because of their historical importance, their political representativity. Zerynthia’s courage has been a lesson, I truly thank Mario and Dora for having given me this gift. Another theme present in the work done by Zerynthia is the relationship between big and small: a dialectic relationship following the criteria that dimensions are not important per se but for what they represent for the universe of art, of which each of us must responsibly take their own vision. Dora and Mario have the assuredness typical of youngsters that leads them to see every obstacle not only as inexistent, not only as conquerable, but even as a necessary stimulus so that artistic discourse can go on with full freedom and be political in the deepest sense of the term. Art changes things, beyond one’s own will, one’s own intent and one’s own interpretation of things.  –
Domenico D’Orsogna: Sentieri Contemporanei (Contemporary Paths) unfolded over several stages that saw a modular installation by Yona Friedman as the narrative thread for a series of exhibitive and educational projects that moved across the region, uniting volunteers from all over Italy – students, institutions, associations, foundations. This journey took its first steps in Alghero in 2017, on the occasion of the start of the hundredth Giro d’Italia from Alghero, then alongside Friedman’s installation a decommissioned market was found where the exhibition In Giro was organized and set up in just a few weeks, in which over 29 artists participated. It then went on to Sassari with the exhibition La Biblioteca di Tutti (No Man’s Library), in the spaces of the former University Library awaiting a new destination. Friedman’s installation was hosted in the cloister of the University after stops in Oschiri and Berchidda, in collaboration with the Time in Jazz Festival by Paolo Fresu. Antonello Marotta coordinated the collaboration of the students of the University of Sassari for this project.
Antonello Marotta: I would like to develop a line of reasoning that somehow begins with the book and that touches aspects that also regard the theory of architectural projects. Usually there is always a bit of difficulty in linking architecture to art when instead we know that historically this link has been very strong. Today, above all because of what happened in the 60s, with conceptual art and then with Minimal Art, Land Art and other expressions, the artist has come out of his atelier and has begun to engage with the surroundings. In the Zerynthia Book there is an unspoken, unwritten choice pushing the observer via images to ask questions on the concept of space and installations and interactions, where there is no longer an analysis of the object but of interactions. In the world of architecture this is an important given, in the sense that we have moved from the reasons of the object towards themes of possible interactions that today are clearly with the environment, with the city broadly speaking, with the land. Architecture must however go through a series of obligations which are political. It acknowledges intuitions belonging to the world of literature and art, naturally with its own naturalistic and linguistic code. What Mario and Dora have done is very important because they have worked in even less notable, less visible territories, and this proves that art is an extraordinary vehicle of cultural growth, of sharing knowledge. Architecture is a dimension that in time transforms and accepts new functions and this is absolutely a new dimension of art, a dimension that art has introduced and has made understandable. In the book you can feel the need to recount the present but also the need for identification.
Domenico D’Orsogna: If we think that the debate on the right to public art is still circumscribed to the interpretation of the famous Bottai law with its 2% art, reapproved with few modifications in 1949 …. This law ought to be updated and rebuilt on new foundations.
Dora Stiefelmeier: What Yona Friedman inspired us to do and what we share with him more and more is art with people. The artist creates his artworks for the world; at times it is a big world, at times it is small. That Van Gogh painted only for his brother doesn’t matter, it was nevertheless for someone else. The artist who does not create for someone else is not an artist because his is just ventriloquy. Creating art with people is a step further, it is what we did in Sardinia and what we try to do also in other places, even if this doesn’t happen every time or by force. In Sardinia the projects included people – the students, the kids from the Academy and from the University, the children from the schools and even the guards monitoring the halls and who became part of the project. When you include people, the process becomes more important than the result. Doing things together frees a great energy. No Man’s Land, No Man’s City, No Man’s Station, No Man’s Library, are words coined by Yona Friedman. No Man’s Land does not belong to anyone, it is a strip of land such as in Loreto Aprutino, it is an environment with no rules, with no ownership, with no master. It is the land of freedom, but freedom is also at risk and requires above all responsibility. With other artists we have had analogous experiences: with the composer Alvin Curran who not only makes music outside of concert halls but he does it with people as well as for people. And I have to mention Michelangelo Pistoletto and his great project Terzo Paradiso (Third Paradise) made with people all over the world, a project that Zerynthia has collaborated on for many years.
Domenico D’Orsogna: Following my reading of the recent essay: “Riaprire l’Università” (“Reopening Universities”) by Tommaso Gazzolo, I wanted to invite him to this presentation… It seems to me that he can truly stimulate reflections on the most profound sense of the operation of La Biblioteca di Tutti (No Man’s Library) that – as we were saying – has had a bearing in a political sense on the debate on use and on what to do with that space that has reopened within the University and the region.
Tommaso Gazzolo: The image of La Biblioteca di Tutti (No Man’s Library) highlights the problem of the relationship between space and another subject which is that of university knowledge. The fact that the Zerynthia butterfly has settled inside a library forces us to rethink what the places of knowledge are today and what indeed the relationship between knowledge and spatiality is. Whoever speaks inside a university does so, obviously, from a certain tradition affirming that there be no order to knowledge if not through the order assured and guaranteed by the location, from the platonic Academy to the modern University with its rules of spatial distribution and its way of tracing the confines between those who are outside and those who are inside. It is the space itself that disciplines the speech. The possibility of separating an inside from an outside according to this tradition is also the guarantee of a certain type of knowledge and not another, one that is transmitted and has the title of knowledge. That is to say that what is taught at University deserves the title of knowledge, a certain order of the space assures a hold on this knowledge, its legitimization through specific protocols that are also the protocols of the organization of places. I believe that the modern idea of knowledge, be it humanistic or scientific, has been so obsessed with this spatialization that today it is in crisis. It seems to me that the Zerynthia Book goes down this path. That is, the book pre-empts the idea that it is knowledge that each time accords a space. The installation by Yona Friedman pre-empts this inversion. Today it is possible that this type of idea is a return to the discussion of concepts such as distance and vicinity.
Domenico D’Orsogna: I would like to mention the person who gave this association its name, Daniele Pieroni, to whom a few weeks ago the Montale Prize was awarded.
Mario Pieroni: We have been able to do this because it is you artists who push us to go on. It is a gift we have been given. Long live art which is always a mystery and that is why we like it.

 

The Zerynthia Book
Curated by Dora Stiefelmeier
Published by Di Paolo Edizioni

Photos, projects, sketches, newspapers and original documents of the many projects carried out by Zerynthia, the Association for Contemporary Art founded in 1991, under the direction of Mario Pieroni and Dora Stiefelmeier. The Zerynthia Book wants to be a story told mainly in images trying to reflect the vitality over the years of this cultural organization dedicated to contemporary art. It contains the contributions of a multitude of Italian and foreign artists. By creating a network of human exchanges, Zerynthia sees the audience as an active part of the experience.

The book is available in English and Italian.
info: www.radioartemobile.it/prodotto/il-libro-di-zerynthia-zerynthia-book

Project supported by the Directorate-General for Contemporary Creativity by the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism under the Italian Council program (2019).

Il Libro di Zerynthia
Cura editoriale e testi di Dora Stiefelmeier

Di Paolo Edizioni, 2020

Foto, schizzi, articoli di giornale e documenti originali dei tanti progetti realizzati da Zerynthia, Associazione per l’Arte Contemporanea fondata nel 1991,  su iniziativa di Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier. Il Libro di Zerynthia vuole essere una storia raccontata principalmente per immagini cercando di riflettere la vitalità negli anni di questa organizzazione culturale dedicata all’arte contemporanea. Il volume, oltre contenere i contributi di una moltitudine di artisti italiani e stranieri, testimonia l’interesse che l’Associazione ha sempre rivolto verso il pubblico, ritenendolo parte attiva dell’esperienza.

info: www.radioartemobile.it/prodotto/il-libro-di-zerynthia-zerynthia-book
Il libro è disponibile in inglese e italiano.

Progetto realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nell’ambito del programma Italian Council (2019).

 


PAST PRESENTATIONS:

IL LIBRO DI ZERYNTHIA / THE ZERYNTHIA BOOK
Montréal, Canada, La Galerie de l’UQAM
18th March 2021, 6:00 PM Rome – 13:00 PM Montréal
(Language: French, English and Italian)

LINK: ZOOM https://uqam.zoom.us/j/86115907789
LINK: FACEBOOK
Guests: Cecilia Casorati, Hou Hanru, Fabrice Hyber, Ken Lum,
Mario Pieroni, Dora Stiefelmeier
Host: Louise Déry

 

 

 


Extraits de la présentation / estratti dalla presentazione
Louise Déry: Notre événement a lieu  à Montréal sur un territoire ancestrale qui a été un lieu de rencontre et d’échange entre les peuples autochtones . Dans le même esprit notre communauté universitaire et artistique s’engage à animer et à respecter ce lieu selon des principes d’inclusion, de dialogue et d’équité envers tous les groupes qui composent notre société.
Nous affirmons donc notre volonté de rencontre et d’échange autour de l’art au sein d’une communauté très mobilisée par les artistes.
Voilà bien ce qui représente le parcours remarquable de Dora et Mario à l’origine de l’Association Zerynthia. La publication qui en témoigne, pavée de 500 pages, chargée d’images et de documents de toutes sortes qui témoignent d’un esprit ouvert sans cesse en état d’alerte pour repérer, partager et constituer le visage de l’art le plus actuel depuis une cinquantaine d’années. 500 pages de finesse, de cohérence, d’audace, d’humanité pour rétablir rien de moins qu’un récit inspirant, pratiquement une histoire de l’art vécue de 5 décennies avec un résultat remarquable. Qui n’aurait pas envie de prendre part à une telle épopée? Notre lien avec Mario et Dora s’est nourrit au fil des ans jusqu’à donner forme à des échanges et de collaborations formidables dont celle d’aujourd’hui qui donnera lieu a une exposition au printemps 2022.
Dora Stiefelmeier: Le Livre de Zerynthia est organisé autour d’une multitude d’images d’archives. Il s’agit en grande partie d’images qui documentent les artistes au travail et en train d’installer, les artistes et l’équipe de Zerynthia dans leur convivialité, les personnes qui nous ont soutenu e, aussi, le public qui a participé souvent d’une façon très active.
L’avantage de la documentation photographique, au-delà de sa valeur testimoniale, est sa lisibilité universelle, son caractère démocratique, soit dans le sens géographique que socio-culturel. Notre mémoire s’appuie sur l’arrêt sur image et la photo est une sorte de citation. Pourtant la photo n’est jamais le compte- rendu objectif d’un évènement, parce que d’une part le photographe encadre la réalité selon son propre point de vue, de l’autre part dans le choix des images il y a obligatoirement des inclusions et des exclusions, basées sur des critères esthétiques, morales, émotionnels.  Mais la question est : s’agit-il d’archives vivantes ou d’archives mortes ?
Pour le dire avec Hannah Arendt: Un corps sans souffle est un cadavre. Et transposant la question au niveau spirituel, elle affirme: La seule possible métaphore de la vie de l’esprit est l’émotion donnée par la vitalité.
Dès sa naissance la photographie a établi un rapport privilégié avec la mort.
Susan Sontag (dans son fameux essai du 1977 « On photography »,)dit : Chaque photo est un ‘memento mori’.
La décision d’avoir mis au centre du livre des photos demande tout d’abord des légendes précises et une contextualisation verbale qui restitue l’atmosphère des choses réalisées. Les photos alors deviennent une entremise qui relient les évènements et la mémoire que nous en gardons aux idées de départ de nos projets.
Fabrice Hyber: Ce qui est bien avec Mario et Dora c’est qu’on peut imaginer toutes les expériences possibles. C’est un vrai bonheur de partager des projets avec eux, d’aller à la limite du négociable, à la limite de la poésie et cela est rare dans le monde de l’art.
Pour moi, le moment de la production est un moment d’art et donc j’ai pensé faire un réseau international de production avec des entreprises. Peu à peu et avec des étapes intermédiaires est né une sorte de club avec Mario et Dora, le DAC (Dénomination Artistique Partagée). L’entreprise n’est pas seulement un lieu économique mais aussi un endroit où les gens apprennent des choses. DAC a réussi à mettre en place un réseau en Europe qui comprend des artistes, des entreprises et des institutions publiques et privées.
Le livre nous permet d’avoir des choses marquées pas forcément en textes mais en images et dessins qui l’accompagnent et tout cela est très important. L’important avec Mario et Dora est que les choses puissent se faire en respectant une très haute qualité de pensée et poussant en avant les possibilités ; il ne s’agit pas d’une chose esthétique mais d’un comportement, d’une attitude par rapport au monde.  Dora et Mario qui se déplacent tout le temps d’un lieu à l’autre sont des nomades élégants.
Cecilia Casorati: My collaboration with Mario and Dora started a long time ago, when I was 25 years old. I keep a good memory of that first meeting, I understood that all their work was based on freedom of thinking. Since the beginning of Zerynthia I started a frequent collaboration with them.  What I appreciate is their ability to have a clear idea about their projects but it’s not a stiff idea, they remain always open to changes, especially the changes suggested by the artists.
Someone said that “the world exists to be put in a book”, and I think that this happens with the   Zerynthia book, it contains a world of different fragments one related to the other.  It’s like a history about living with art and in art. I want to mention some of my collaborations:  Editing, a meeting and workshop, based on a new way of thinking, a project concerning different nations from Eastern Europe, which I elaborated for Zerynthia together with Lorenzo Benedetti. The idea was to reflect social transformations in these countries during the ‘90s. Another important moment was Utopia Station, Zerynthia’s participation to the Biennale of Venice 2003. We set up a radio station under a big canopy created by Franz West. Everybody came to the canopy to get water – our sponsor was a producer of mineral water – and we talked to all these people and made a lot of interviews. What we actually did was to amplify the whole Biennale. This precious material is now in the Sound Archive of RAM.
The last thing I want to mention is the No Man’s Land Foundation in Loreto Aprutino. It’s a big project of collaboration between Yona Friedman, Jean-Baptiste Decavèle, me, Dora and Mario and the students of the Fine Art Academy of Rome and L’Aquila and of the University of Pescara. It’s an installation that belongs to everybody, transforming a private property into a public space, a lesson we have to reflect on.
Ken Lum:  My collaboration with Zerynthia was an opportunity to rediscover my lost ideals.  As an artist you start by loving art because you see a world full of ideals, but after you discover that in reality the art world often is far away from these ideals. There are a lot of business interests and competitive spirits.
When I met Mario and Dora in Serre di Rapolano I was impressed how much art was considered by them. It was not about art objects, it was about spirit, about dialogue, about community and exchange. In Serre artists came together to speak about art.
I participated to the project Window onto Venus and Mario and Dora asked me: “what do you like to do, there are no rules, no impositions of predetermined forms.”
I had a couple of friends from Cuba and from the West Bank in Palestine whom we invited to Serre to sit together and talk about their conditions as coming from countries without a strong past in art, but uploaded with politics. It was an amazing week of dialogue. Also, Mario and Marisa Merz came by, Karel Appel, Carla Accardi… I learned more in one week in this very informal convivial environment than I often did in my many university settings where people present six thousand wallpapers to go through. In Serre we escaped academic language, we had strong one-to-one exchanges. Carlos Garaicoa who was with us suggested that we should meet again during the Havana Biennale. And there we went.
Mario and Dora are very interested in the particular knowledge that art provides, a type of knowledge which is undervalued especially in the academic and scientific context. They believe in the knowledge of the unsaid, the knowledge coming from experience and I really appreciate it. I have to tell that in the last years even in the academic context there has been a movement pointing out this new kind of approach.  I feel very grateful to Dora and Mario for the time I could spend with them in Serre and in Havana.
Hou Hanru: Mario  et Dora sont parmi les première personnes que j’ai rencontrées quand je suis arrivé à Rome. J’ai participé à plusieurs débats chez eux sur la tradition artistique et sur l’actualité. Zerynthia est comme un papillon qui, à partir d’un petit point, déclenche des faits qui traversent la mer, les continents. Je suis étonné de voir Mario et Dora assis avec nous ici en ce moment car ils sont constamment en voyage, ils constituent un exemple pour les jeunes. Il faut voyager pour rencontrer les gens et être utiles, non pas comme des touristes mais comme des catalyseurs qui provoquent des rencontres au niveau international.  Tous les chemins mènent à Rome… La scène romaine de l’art contemporain a marqué quelque chose aussi grace à eux et à la communauté qu’ils ont créée en traversant différentes générations artistiques. Leur esprit de la contemporanéité est important dans cette ville éternelle, historique qui s’appelle Rome.
Il y a déjà 20 ans, qu’ils ont développé un projet de son avec la création d’une radio. Nous avons collaboré au MAXXI pour Open City Open Museum qui a transformé le musée sur la base d’un nouveau format où la participation du public était un facteur essentiel.  Nous avions créé une dimension incontournable qui est rentrée dans la vie du public, un espace invisible, virtuel et intime.
La conscience de Mario et Dora est à l’avant-garde par rapport à la création artistique et aux questions urgentes de notre temps, par exemple la question du changement du climat. C’est pour cela qu’avec l’architecte Yona Friedman ils ont crée le projet No Man’s Land, un projet extrêmement important non seulement du point de vue de l’art. C’est un projet qui nous amène à réfléchir sur l’importance de la présence de la nature dans notre vie, une nature qu’il faut protéger. L’engagement de Yona date de plus de 50 ans. Les interventions de Mario et Dora ont souvent lieu dans des sites très particuliers, des fois des sites historiques. Inviter des artistes pour eux est à chaque fois une occasion de rencontres, ils sont   une machine qui produit des rapports sociaux et ils font tout cela avec une légèreté, un sens de l’humour qui commence par un sourire et finit avec une sorte d’extase collective. Ce livre n’est pas la fin de leur aventure mais une étape. Nous attendons de voir ce qui va encore arriver.
Mario Pieroni: Je pense qu’il faut toujours commencer par l’art. Les artistes dans leurs langues sont toujours différents dans un monde tel qu’aujourd’hui si homologué pour des intérêts purement économiques, la diversité n’est jamais commode. Hier soir, j’ai vu un court documentaire inédit de Ferdinando Vicentini Orgnani tourné dans l’atelier de Luigi Ontani il y a 12 ans et j’ai été frappé par le fait que la plume avec l’encre traçait le dessin sans hésitation, avec une précision millimétrique, j’ai immédiatement appelé Luigi et lui ai dit « C’est de la vraie magie, merci. Le monde doit le voir et aujourd’hui c’est possible ” voici un projet né pour Zerynthia sans l’avoir prévu avant et celui-ci peut se réaliser vu la grande valeur de nos compagnons de voyage avec qui nous avons passé notre vie et c’est toujours possible de se chercher, à tout moment, parce que nous sommes dans l’art.
Dans la période actuelle où on ne parle que de mort, on pense à l’immortalité qu’uniquement l’art peut donner. De Chirico, Mozart sont vivants !
Nous nous rappelons que Cosme de Médicis, un banquier, l’homme le plus riche de l’époque, avait honte de sa richesse et offrait à la ville de Florence une grande partie de ses avoirs ce qui la rendait célèbre dans le monde entier et restant lui-même dans l’histoire de tous les temps. Un exemple à ne pas oublier pour les messieurs des banques actuellement si présents dans la vie publique de nombreux pays.

ITALIANO: 

Louise Déry: Il nostro evento si svolge a Montreal in un territorio ancestrale che è stato luogo di incontro e scambio tra le popolazioni indigene. Con lo stesso spirito, la nostra comunità universitaria e artistica si impegna ad animare e rispettare questo luogo secondo i principi di inclusione, dialogo e correttezza nei confronti di tutti i gruppi che compongono la nostra società. Affermiamo quindi il nostro desiderio di incontrare e scambiare idee sull’arte all’interno di una comunità molto mobilitata dagli artisti. Questo è ciò che rappresenta il viaggio straordinario di Dora e Mario all’origine dell’Associazione Zerynthia. La pubblicazione che ne è testimone, corredata di 500 pagine, piena di immagini e documenti di ogni genere che testimoniano un’apertura mentale costantemente all’erta per individuare, condividere e costituire il volto dell’arte più attuale da circa cinquant’anni. 500 pagine di finezza, coerenza, audacia, umanità per ristabilire niente di meno che una narrazione stimolante, praticamente una storia dell’arte vissuta da 5 decenni con, a mio parere, un ottimo risultato. Chi non vorrebbe far parte di una simile epopea? Il nostro legame con Mario e Dora si è coltivato negli anni per dare forma a dei bellissimi scambi e collaborazioni, come quella odierna, che darà vita ad una mostra nella primavera del 2022.
Dora Stiefelmeier: Il Libro di Zerynthia è organizzato attorno ad una moltitudine di immagini d’archivio. Si tratta in gran parte di immagini che documentano gli artisti al lavoro e in fase di installazione, gli artisti e il team di Zerynthia nella loro convivialità, le persone che ci hanno supportato e, anche, il pubblico che ha partecipato spesso in modo molto attivo. Il vantaggio della documentazione fotografica, al di là del suo valore testimoniale, è la sua leggibilità universale, il suo carattere democratico, sia in senso geografico che socio-culturale. La nostra memoria si basa sul fermo immagine e la fotografia è come una citazione. La fotografia però non è mai il racconto oggettivo di un evento, perché da un lato il fotografo inquadra la realtà secondo il proprio punto di vista, dall’altro nella scelta delle immagini ci sono necessariamente inclusioni ed esclusioni, basate sull’estetica, criteri morali, emotivi. Ma la domanda è: questi archivi sono vivi o morti? Per dirlo con Hannah Arendt: un corpo senza respiro è un cadavere. E trasponendo la domanda a livello spirituale, afferma: L’unica metafora possibile per la vita dello spirito è l’emozione data dalla vitalità. Sin dalla sua nascita, la fotografia ha stabilito un rapporto speciale con la morte. Susan Sontag (nel suo famoso saggio del 1977 “Sulla fotografia”) dice: Ogni foto è un ‘memento mori’. La scelta di mettere prima le foto al centro del libro richiede didascalie precise e una contestualizzazione verbale che ricrea l’atmosfera delle cose fatte. Le foto diventano quindi un intermediario che collega gli eventi e il ricordo che conserviamo di loro alle idee di partenza dei nostri progetti.
Fabrice Hyber: La cosa bella di Mario e Dora è che puoi immaginare tutte le esperienze possibili. È un vero piacere condividere progetti con loro, andare al limite del negoziabile, al limite della poesia e questo è raro nel mondo dell’arte. Per me il momento della produzione è un momento d’arte e quindi ho pensato di fare una rete di produzione internazionale con le aziende. Pian piano e con tappe intermedie, è nata una sorta di club con Mario e Dora, il DAC (Denominazione Artistica Condivisa). L’azienda non è solo un luogo economico, ma anche un luogo dove le persone imparano cose. DAC è riuscito a creare una rete in Europa che comprende artisti, imprese e istituzioni pubbliche e private.
Il libro ci permette di avere delle cose segnate non necessariamente nei testi ma nelle immagini e nei disegni che lo accompagnano e tutto questo è molto importante. La cosa importante con Mario e Dora è che le cose possono essere fatte con una qualità di pensiero molto alta e portano avanti le possibilità; non si tratta di una cosa estetica ma un comportamento, un atteggiamento verso il mondo. Dora e Mario che si spostano continuamente da un luogo all’altro sono dei nomadi.
Cecilia Casorati: La mia collaborazione con Mario e Dora è iniziata molto tempo fa, quando avevo 25 anni. Conservo un buon ricordo di quel primo incontro, ho capito che tutto il loro lavoro era basato sulla libertà di pensiero. Dall’inizio di Zerynthia ho iniziato una frequente collaborazione con loro. Quello che apprezzo è la loro capacità di avere un’idea chiara dei loro progetti ma questa non è un’idea rigida, rimangono sempre aperti ai cambiamenti, soprattutto ai cambiamenti suggeriti dagli artisti.
Qualcuno ha detto che “il mondo esiste per essere messo in un libro”, e credo che questo sia avvenuto con il libro Zerynthia, che contiene un’infinità di frammenti diversi l’uno in relazione all’altro. È come una storia sulla convivenza con l’arte e nell’arte. Voglio citare alcune mie collaborazioni: Editing, un incontro e un workshop, basato su un nuovo modo di pensare, un progetto che riguarda diverse nazioni dell’Europa dell’Est, che ho elaborato per Zerynthia insieme a Lorenzo Benedetti. L’idea era di riflettere le trasformazioni sociali in questi paesi durante gli anni ’90. Un altro momento importante è stata Utopia Station, con la partecipazione di Zerynthia alla Biennale di Venezia 2003. Abbiamo allestito una stazione radio sotto un grande tendone creato da Franz West. La gente veniva al tendone per prendere l’acqua – il nostro sponsor era un produttore di acqua minerale – e abbiamo parlato con tutte queste persone e fatto molte interviste. Quello che abbiamo fatto in realtà è stato amplificare l’intera Biennale. Questo prezioso materiale è ora nell’archivio del suono della RAM.
L’ultima cosa che voglio menzionare è la Fondazione No Man’s Land di Loreto Aprutino. È un grande progetto di collaborazione tra Yona Friedman, Jean-Baptiste Decavèle, io, Dora e Mario e gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma e L’Aquila e dell’Università di Pescara. È un’installazione che appartiene a tutti, trasforma una proprietà privata in uno spazio pubblico, una lezione su cui riflettere.
Ken Lum: La mia collaborazione con Zerynthia è stata un’opportunità per riscoprire i miei ideali perduti. Come artista inizi ad amare l’arte perché vedi un mondo pieno di ideali, ma dopo scopri che in realtà il mondo dell’arte spesso è lontano da questi ideali. Ci sono molti interessi commerciali e spiriti competitivi.
Quando ho conosciuto Mario e Dora a Serre di Rapolano sono rimasto colpito da quanto l’arte fosse considerata da loro. Non si trattava di oggetti d’arte, si trattava di spirito, dialogo, comunità e scambio. A Serre gli artisti si riunivano per parlare di arte.
Ho partecipato al progetto Finestra su Venere e Mario e Dora mi hanno chiesto: “cosa ti piace fare, non ci sono regole, non ci sono imposizioni di forme predeterminate”.
Avevo un paio di amici di Cuba e della Cisgiordania in Palestina che abbiamo invitato a Serre per sedersi insieme e parlare delle loro condizioni come provenienti da paesi senza un forte passato artistico, ma sovraccarichi di politica. È stata un’incredibile settimana di dialoghi. Sono passati anche Mario e Marisa Merz, Karel Appel, Carla Accardi … Ho imparato di più in una settimana in questo ambiente conviviale molto informale di quanto non facessi spesso nelle mie tante sedi universitarie dove le persone presentano seimila carte da leggere. A Serre siamo sfuggiti al linguaggio accademico, abbiamo avuto forti scambi testa a testa. Carlos Garaicoa, che era con noi, ci ha suggerito di incontrarci di nuovo durante la Biennale dell’Avana. E ci siamo andati.
Mario e Dora sono molto interessati alla particolare conoscenza che l’arte fornisce, un tipo di conoscenza che è sottovalutata soprattutto in ambito accademico e scientifico. Credono nella conoscenza del non detto, la conoscenza viene dall’esperienza e questo lo apprezzo molto. Devo dire che negli ultimi anni anche in ambito accademico c’è stato un movimento che ha sottolineato questo nuovo tipo di approccio. Sono molto grato a Dora e Mario per il tempo che ho potuto trascorrere con loro a Serre e all’Avana.
Hou Hanru: Mario e Dora sono tra le prime persone che ho incontrato quando sono arrivato a Roma. Ho partecipato a diversi dibattiti a casa sulla tradizione artistica e l’attualità. Zerynthia è come una farfalla che, da un piccolo punto innesca fatti che attraversano il mare, i continenti. Sono stupito di vedere Mario e Dora seduti qui con noi in questo momento perché sono continuamente in viaggio, sono un esempio per i giovani. Bisogna viaggiare per incontrare persone ed essere utili, non come turisti ma come catalizzatori che portano ad incontri internazionali. Tutte le strade portano a Roma…
Anche la scena artistica romana contemporanea ha lasciato il segno su di loro e sulla comunità che hanno creato attraverso diverse generazioni artistiche. Il loro spirito di contemporaneità è importante in questa eterna città storica chiamata Roma. Sono passati 20 anni da quando hanno sviluppato un progetto sonoro con la creazione di una stazione radio. Abbiamo collaborato con il MAXXI per Open City Open Museum che ha trasformato il museo sulla base di un nuovo format in cui la partecipazione del pubblico era un fattore chiave. Avevamo creato una dimensione ineludibile che entrava nella vita del pubblico, uno spazio invisibile, virtuale e intimo. La coscienza di Mario e Dora all’avanguardia nella creazione artistica e nelle questioni urgenti del nostro tempo, ad esempio la questione del cambiamento climatico. Ecco perché, con l’architetto Yona Friedman hanno creato il progetto No Man’s Land, un progetto estremamente importante non solo dal punto di vista artistico. È un progetto che ci porta a riflettere sull’importanza della presenza della natura nella nostra vita, una natura che va tutelata. L’impegno di Yona risale a oltre 50 anni fa. Gli interventi di Mario e Dora avvengono spesso in luoghi molto particolari, talvolta storici. Invitare artisti per loro è sempre un’opportunità di incontro, sono una macchina che produce relazioni sociali e fanno tutto questo con una leggerezza, un senso dell’umorismo che inizia con un sorriso e finisce con una sorta di estasi collettiva. Questo libro non è la fine della loro avventura ma una tappa. Stiamo aspettando di vedere cosa accadrà di nuovo.
Mario Pieroni: Penso che bisogna sempre partire dall’arte. Gli artisti nei loro linguaggi sono sempre diversi in un mondo come oggi così omologato per interessi puramente economici la diversità è scomoda. Ieri sera ho visto un breve documentario di Ferdinando Vicentini Orgnani inedito girato nello studio di Luigi Ontani 12 anni fa e sono rimasto folgorato perché il pennino con l’inchiostro tracciava il disegno senza ripensamenti, con precisione millimetrica, ho chiamato subito Luigi e gli ho detto “questa è magia vera, grazie. Il mondo lo deve vedere e oggi è possibile”, ecco un progetto nato per Zerynthia senza che lo avessimo programmato nei giorni scorsi e si può realizzare data la grande statura dei nostri compagni di viaggio con cui abbiamo trascorso la nostra vita ed è possibile sempre cercarsi a qualunque ora, perché siamo nell’arte. In un momento come quello attuale in cui sia parla solo di morte pensiamo all’immortalità che solo l’arte può dare. De Chirico, Mozart sono vivi! Ricordiamo che Cosimo de’ Medici, un banchiere, uomo più ricco di allora si vergognava delle sue ricchezze e donava alla città di Firenze gran parte dei suoi averi con il suo mecenatismo, rendendola famosa in tutto il mondo e rimanendo lui stesso nella storia di tutti i tempi. Un esempio da non dimenticare per i signori delle banche attualmente così presenti nella vita pubblica di tanti Paesi.

 


IL LIBRO DI ZERYNTHIA / THE ZERYNTHIA BOOK
Ljubljana, Slovenia, MGML
16th March 2021, 12:00 CET
Speakers:
Blaž Peršin, Museum and Galleries of Ljubljana
Mario Pieroni, Zerynthia Association for Contemporary Art
Dora Stiefelmeier, Zerynthia Association for Contemporary Art
Miran Mohar, IRWIN
Roman Uranjek, IRWIN
Moderated by Alenka Gregorič, Museum and Galleries of Ljubljana.

Estratti dalla presentazione / extracts from the presentation: 
Alenka Gregorijc: The book it’s a beautiful document of the thirty years of your friendships, travels, stories, collaborations with different artists from Italy and from abroad and also with different institutions. We had a chance to collaborate few times starting from Palazzo Lantieri in Gorizia 2005, up to the Compagni di Viaggio, Travelling Companions exhibition in Ljubljana, 2011. We decided to invite IRWIN group to work with the ways of presenting the collection in art gallery. We showed a lot of ephemeral documents and materials coming from your personal collection and it was a beautiful display based on a made by IRWIN group. Miran, you became an expert to present not only art works but to present stories, to talk about the ideas, to talk about passion for collecting.
Miran Mohar: For Compagni di Viaggio we selected objects from a long history of Dora and Mario working and having a relationship and friendship with many artists. It was an interesting way of working  because IRWIN usually do not install works of others, and in fact our job was to select, not to install. Given the intimate and informal character of the selected material we opted for hand written captions in the exhibition.
Alenka Gregorijc: Roman, you went together with Borut to Rome to visit what I like to call the apartment museum of Dora and Mario. It would be interesting to hear how you feel when you enter to this kind of personal, very intimate collection of two people in reference with your idea of an apartment-museum.
Roman Uranjek: I consider myself not only an artist but also a collector, which means an art lover, because for collecting you need passion. I was so fascinated in the flat of Dora and Mario and we decided all together to do an exhibition not with the big works of the collection but with these small ones where you can see passion and friendship behind the pieces. For me this is was one of my most beautiful experiences.
Borut Vogelnik: we know Dora and Mario for quite a while, from the time we were invited by Giacinto Di Pietrantonio to a conference in Pescara, organized by Zerynthia. Since then, it was obvious to us that your communication with artists is not only friendly, you organize a kind of art family of your own where you are functioning not only on the level of professional relations between organizer and artist. It is fascinating to see how close you establish the communication and relation with the group of artists that you work with, on an everyday level, including dinners and moments of leisure.
Alenka Gregorijc: Now I would like to invite Blaž Peršin to say some words about his close communication and friendship with Dora and Mario, especially when he went to Rome to talk about the Jannis Kounellis exhibition in our City Art Gallery in 2013 becoming great friends with them.
Blaž Peršin: I’m really happy that we have this fabulous book, on the incredible work you have done, not only regarding art but also for social environment and that is crucial. You are doing a kind of mediation for contemporary art, you have really pushed art over the limits people were thinking about. You mixed up a younger art situation with order established artists creating opportunities in contemporary art. What we have learned from you is crucial for us now that we are making this new Kunsthalle in the big Cukrarna building which will open end of this year and will be run by Alenka. The keywords for what you do are: alliances and spirituality.  We need spirit to improve our techniques. At the same time, it is very important to talk about art and to create new approaches. Doing this you will never be old, you’re always young.
Alenka Gregorijc: I remember when we met in 2005 in Gorizia in Palazzo Lantieri, on the occasion of the Editing project connecting us from different parts of Eastern Europe, I remember the spirit and the energy and a lot of passion for art. At the time the Balkan countries were considered exotic and our meeting seemed to be like a safari. For two days we spoke about art, art systems and independent institutions.
Mario Pieroni: In the Editing catalogue you wrote: “we should also consider what has been repeated many times: that art market has had a negative influence on art production in the post-communist states, as quantity can rapidly overshadow quality or authenticity”. This was an important statement because now this problem is everywhere in the world. In Gorizia at that time was present also Jannis Kounellis who loved very much the Post-Communist countries because the drama of the history of these states is always very strong in the memory of everybody. His show years after in your Mestna galerija was wonderful, I still keep in mind the perfume of coffee on the staircase it made you drank.
Dora Stiefelmeier: During the last 40 years we have travelled to many places in the world, but Ljubljana is different from all the other towns, in Ljubljana we feel at home. This happened to me only once more, in Moscow, with Dimitrij Prigov and his friends.                                                        May I tell you how it started? It was in the early 90’, Slovenia had just been recognized by the European Union as an independent Republic. We got a letter by young curator from Moderna galerija of Slovenia, Ljubljana, Zdenka Badovinac, who wanted to get in touch with Ettore Spalletti for an exhibition about “Silence” she was planning. We were quite astonished, because at the time all over Europe spotlights were directed on totally different context, movements like Transavanguardia, about New Expressionism, about Neue Wilde. Zdenka’s list was the opposite, artists working in a very lonely way, some of them still unknown to a broader public: Thomas Schütte, Erwin Wurm, Pedro Cabrita Reis, Juan Muñoz, Jan Vercruysse….I travelled to Ljubljana to install – Spalletti had a bad flu – I had a wonderful time. I still remember the nice dinners together with Pedro who repeated again and again “the night is still a baby”. Later on Zdenka became the director of Moderna galerija, and our collaboration went on with Carla Accardi. We met Alenka, her husband, a young brilliant graphic designer, Brane and Irena from Cona Radio, and last but not least, Blaž. And we reinforced our relationship with IRWIN.
Miran Mohran: What Dora and Mario did can be done only by the institutionalization of friendship. Also IRWIN group which started more than 30 years ago is based on collaborative friendship and our Passport project is a way to form belonging.
ITALIANO: 
Alenka Gregorijc: Il libro è un bellissimo documento dei trent’anni delle vostre amicizie, viaggi, storie e collaborazioni con diversi artisti dall’Italia e dall’estero e anche con varie istituzioni. Noi abbiamo avuto l’occasione di collaborare alcune volte, a partire da Palazzo Lantieri a Gorizia nel 2005, fino a Compagni di Viaggio, l’esposizione a Ljubljana nel 2011. Decidemmo di invitare il gruppo IRWIN a lavorare con noi per presentare la vostra collezione dentro la nostra Mestna Galerjia.  Esponemmo molti documenti effimeri e materiali provenienti dalla vostra collezione personale e fu una bellissima esperienza che si basava sulla collaborazione con IRWIN. Miran, tu sei diventato un esperto nel presentare non solo le opere d’arte ma anche le storie, nel raccontare le idee, nel parlare della passione per il collezionismo.
Miran Mohar: Per Compagni di Viaggio scegliemmo alcuni oggetti dalla lunga storia di lavoro e di amicizia di Mario e Dora con molti artisti. È stata una maniera di lavorare interessante perché IRWIN di solito non espone le opere di altri e infatti il nostro lavoro è stato scegliere, non installare. Data la natura intima e informale del materiale selezionato abbiamo optato per delle didascalie scritte a mano.
Alenka Gregorijc: Roman, tu andasti con Borut a Roma in visita a quello che chiamano appartamento-museo di Dora e Mario. Sarebbe interessante sapere come ti sei sentito quando sei entrato in contatto con questo tipo di collezione così intima e personale di due persone considerando la tua idea di appartamento-museo.
Roman Uranjek: Mi considero non solo un artista ma anche un collezionista, il che significa un amante dell’arte perché per collezionare devi avere passione. Sono rimasto affascinato dall’appartamento di Dora e Mario e decidemmo tutti insieme di fare un’esposizione non tanto con le grandi opere della collezione quanto con quelle piccole dove potevi vedere la passione e l’amicizia dietro ogni oggetto. Per me questa fu una delle mie migliorie sperienze.
Borut Vogelnik: Conosciamo Dora e Mario da un bel po’, dai tempi in cui siamo stati invitati da Giacinto Di Pietrantonio alla conferenza a Pescara organizzata da Zerynthia. Sin da allora per noi fu ovvio che la vostra comunicazione con gli artisti non era soltanto amichevole, avete creato una specie di vostra personale famiglia dell’arte in cui operare non solo a livello di relazioni professionali tra l’organizzatore e l’artista. È affascinante vedere quanto riusciate a stabilire una comunicazione e una stretta relazione con il gruppo di artisti con cui lavorare, a un livello quotidiano tra cene e momenti di svago.
Alenka Gregorijc: Adesso mi piacerebbe invitare Blaž Peršin a dire qualche parola sulla sua stretta comunicazione e amicizia con Dora e Mario, soprattutto quando è stato a Roma per parlare dell’esposizione di Jannis Kounellis nella nostra City Art Gallery nel 2013 e siete diventati grandi amici.
Blaž Peršin: Sono davvero felice di avere questo fantastico libro sull’incredibile lavoro che avete fatto, non soltanto per l’arte ma anche per l’ambiente sociale e questo è fondamentale. Portate avanti una specie di mediazione per l’arte contemporanea e avete veramente spinto l’arte oltre i limiti a cui la gente è abituata.  Avete mescolato una situazione artistica più giovane con artisti già affermati creando opportunità nell’arte contemporanea. Quello che abbiamo imparato da voi è fondamentale per noi ora che stiamo creando questa nuova Kunsthalle nel grande palazzo Cuckarna che aprirà alla fine di quest’anno e sarà diretto da Alenka. Le parole chiave per quello che fate sono: alleanze e spiritualità. Abbiamo bisogno di anima per migliorare le nostre tecniche. Allo stesso tempo, è davvero importante parlare di arte e creare nuovi approcci. Facendo questo non sarete mai vecchi, voi siete sempre giovani.
Alenka Gregorijc: Mi ricordo quando ci siamo conosciuti nel 2005 a Palazzo Lantieri a Gorizia, in occasione del progetto Editing che ci univa da diverse parti dell’Europa dell’Est; mi ricordo lo spirito, l’energia e un sacco di passione per l’arte. A quel tempo le regioni balcaniche erano considerate esotiche e il nostro incontro sembrò essere quasi un safari. Per due giorni abbiamo parlato di arte, dei sistemi dell’arte e delle istituzioni indipendenti.
Mario Pieroni: Nel catalogo di Editing tu hai scritto: “inoltre dovremmo anche considerare ciò che è stato ripetuto più volte: il mercato dell’arte ha avuto un’influenza negativa sulla produzione artistica negli stati post-comunisti, poiché la quantità può rapidamente mettere in ombra la qualità o l’autenticità”. Questa è una dichiarazione importante perché oggi questo problema si pone dappertutto nel mondo. Quella volta a Gorizia era presente anche Jannis Kounellis che amava davvero molto le regioni post-comuniste perché il dramma nella storia di questi stati è sempre molto forte nella memoria di tutti. La sua mostra, anni dopo nella vostra Mestna Galerija, fu bellissima, ancora ricordo il profumo del caffe sulla scala che ti inebriava.
Dora Stiefelmeier: Durante gli ultimi 40 anni abbiamo viaggiato in molti paesi del mondo, ma Ljubljana è diversa da tutte le altre città, a Ljubljana ci sentiamo a casa. Questo mi è successo solo un’altra volta, a Mosca, con Dimitri Prigov e i suoi amici.
Posso dirvi com’è cominciata questa storia? Erano i primi anni ’90, la Slovenia era appena stata riconosciuta dall’Europa come una Repubblica indipendente. Ricevemmo la lettera di una giovane curatrice della Galleria Moderna della Slovenia, Zdenka Badovinac. Lei voleva entrare in contatto con Ettore Spalletti per un’esposizione sul “Silenzio” che stava preparando. Siamo rimasti piuttosto sbalorditi, perché all’epoca in tutta Europa i riflettori erano puntati su contesti totalmente diversi, su movimenti quali la Transavanguardia, il Nuovo Espressionismo, i Neue Wilde. La lista di Zdenka era all’opposto, composta di artisti che lavoravano in una maniera appartata, alcuni di loro ancora sconosciuti al pubblico più ampio: Thomas Schütte, Erwin Wurm, Pedro Cabrita Reis, Juan Muñoz, Jan Vercruysse….Sono andata a Ljubljana per installare – Spalletti aveva una brutta influenza – e fu un momento meraviglioso. Ricordo sempre le piacevoli cene insieme a Pedro che ripeteva ancora e ancora “La notte è ancora un baby”. Più tardi, Zdenka diventò la direttrice della Moderna Galerija e la nostra collaborazione proseguì con Carla Accardi. Conoscemmo Alenka, suo marito, un giovane e brillante graphic designer, Brane e Irena di Cona Radio e, last but not least, Blaž. Con gli IRWIN abbiamo negli anni rinforzato la nostra relazione.
Miran Mohran: Quello che Dora e Mario hanno fatto poteva essere fatto solo dall’istituzionalizzazione dell’amicizia. Anche il gruppo IRWIN che ha iniziato più di trent’anni fa, si basa sull’amicizia collaborativa e il nostro progetto Passport è un modo per stabilire appartenenza.

 

 

 

 

 

 



IL LIBRO DI ZERYNTHIA / THE ZERYNTHIA BOOK
Accademia di Belle Arti di Brera
Mercoledì 17 Febbraio 2021 

presentazione Accademia di Brera

 

Il Libro di Zerynthia

https://www.accademiadibrera.milano.it/it/presentazione-online-il-libro-di-zerynthia

con:
Laura Cherubini
Giulio Ciavoliello
Giacinto Di Pietrantonio
Alberto Garutti
Mario Pieroni
Michelangelo Pistoletto
Remo Salvadori
Dora Stiefelmeier

Estratti dalla presentazione:
Giacinto Di Pietrantonio:
Siamo qui oggi per parlare del Libro di Zerynthia, un’associazione culturale fondata nel 1991 – mentre le gallerie erano ancora in piena espansione, – un’associazione culturale che lavorava a 360 gradi insieme a tantissime persone. Zerynthia è il nome di una farfalla dell’agro romano, scelto da Daniele Pieroni, il figlio poeta di Mario Pieroni. La sede di Zerynthia si trova a Paliano, un paese a sud di Roma dove sono state fatte tante mostre e conferenze e seminari.
Giulio Ciavoliello:
Sono felice ed onorato di essere coinvolto nella lezione di oggi come collega e anche come rappresentanza dell’Accademia che è lieta di accogliere la presentazione del libro. Oggi c’è molta attenzione per gli archivi che significano sostanzialmente memoria delle cose, memoria di segni. Zerynthia negli anni è stato esempio e modello per tante iniziative di arte contemporanea diffuse in un territorio già ricco di suo. Questo libro testimonia la sua forza ed energia.                    Ho avuto una particolare attenzione per molti degli artisti coinvolti da Zerynthia e mi ha colpito la freschezza e la generosità delle iniziative. Penso ad esempio a un progetto come Oreste. Vorrei aggiungere che gli eventi culturali realizzati da Zerynthia sono andati ben al di là delle presentazioni che si potevano fare in una galleria d’arte. Credo che Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier abbiano avuto questa capacità straordinaria di superare la semplice logica di mercato.
Mario Pieroni:
Volevo ringraziare l’Italian Council per aver supportato il progetto, l’Accademia di Brera nella persona del direttore Giovanni Iovane per l’ospitalità dataci, gli artisti presenti, Alberto Garutti, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori e gli storici dell’arte Giacinto Di Pietrantonio e Laura Cherubini, compagni di strada e di vita da sempre. Ai giovani che ci ascoltano vorrei dire di avere un disegno dentro di loro e cercare in tutti i modi, senza mai perdersi, di realizzarlo. È necessario scegliere i propri compagni che abbiano l stesse prospettive in un percorso comune. Ed è il contrario dell’ “usa e getta” che vediamo così di frequente in questo istante.  Infatti siamo qui ancora con degli amici con cui per vari decenni abbiamo condiviso i nostri incontri di lavoro e di vita.  Il nostro libro vuole dare l’idea di una continuità che può formalizzarsi in qualsiasi luogo per esprimere la bellezza che solo l’arte può esprimere.
Michelangelo Pistoletto:
Sono piuttosto emozionato a raccontare quello che siamo riusciti a combinare nel segno di Mario e Dora; elencare tutto richiederebbe molto tempo: una lista lunghissima di incontri, mostre, partecipazioni, attività che si sono venute sviluppando con un reciproco amore e interesse. Ogni volta che vado a Roma mi sento a casa mia perché ci sono loro che sono sempre stati disponibili a portare avanti il discorso a me caro d’interazione tra arte e società. Abbiamo inserito l’arte in tanti settori attraverso le nostre attività comuni. Siamo riusciti addirittura a portare il Terzo Paradiso la sulla piattaforma satellitare della terra e a creare un incontro interattivo a livello internazionale.  Nel 1995 abbiamo fatto una cosa davvero anticipativa: un concerto con Carlo Crivelli, Sinfonia Specchiante, suddiviso in quattro luoghi in azione contemporaneamente – Paliano, Pescara, Londra e Monaco – quindi con quattro orchestre che, a distanza, suonavano insieme. Allora sembrava una cosa impossibile, un miracolo.  Abbiamo fatto qualcosa che anticipava l’attuale dinamica di internet.  Anche la creazione della radio: RAM radioartemobile è stata straordinaria. Penso che persone come Mario e Dora debbano veramente essere considerate come grandi pionieri di un sistema in cui l’arte si incontra con tutti i settori, con tutti gli aspetti della cultura e della società.
Giacinto Di Pietrantonio:
é interessante quello che tu specificavi di loro, cioè non solo la loro trasversalità e interdisciplinarità, ma il modo di promuovere un’arte di attraversamento, creando un rapporto con la società.
Alberto Garutti:
penso che la loro sia una posizione laterale rispetto alla centralità del sistema, una posizione molto chiara, molto forte, una visione critica e politica che strutturalmente si colloca in un momento di grande accelerazione. È uno spostamento carico di una grande spinta etica. Loro continuano a mettere in costante discussione l’idea della mostra di per sé, basandosi su un’idea di rispettività tra le opere, le persone e i luoghi. Negli anni ’90 questo era veramente anticipatorio rispetto al sistema dell’arte.  Penso a Serre di Rapolano, alle cose fatte a Paliano. Allora non si usava andare nelle scuole, fare i workshop e via dicendo. La loro parte ideativa e progettuale è molto vicina alla modalità che gli artisti adottano quando lavorano.  Con loro c’è una formidabile tensione che dà forza, tantissima forza al soggetto. Allo stesso tempo loro sono attenti al rapporto con il sociale. Tutto ciò che è “tra” per loro è fondamentale e questo è un fatto molto contemporaneo.
Laura Cherubini:
Dora Stiefelmeier è stata il motore di Zerynthia, Mario Pieroni la sua anima artistica. Gli artisti hanno sempre avuto con Mario un rapporto da artista, lo hanno trattato come si trattavano tra loro e questa cosa che mi ha sempre colpito. Dora è l’anima svizzera che ha dato una struttura, una forma, una possibilità di realizzazione a tutte le loro intuizioni. Come me, come Giacinto, Mario e Dora hanno sempre vissuto con gli artisti e questo è una mentalità istituzionale più che da galleria. Già dal tempo della Galleria Pieroni hanno teso verso l’istituzionalità e verso l’interdisciplinarità. Ho avuto con loro una collaborazione molto importante nell’occasione della mostra di Carla Accardi: Smarrire i fili della voce, l’ultima sua grande mostra, itinerante in tutta Europa. Questo bellissimo progetto metteva a confronto alcuni lavori ambientali, tridimensionali, i Sicofoil con la produzione più recente delle sue opere pittoriche. Si chiuse ad Atene una settimana prima che Carla mancasse. Ricordo anche la nostra bella collaborazione a Villa Medici – dove loro dirigevano l’Atelier del Bosco – lavorando con Bruno Racine, allora Direttore dell’Académie de France à Rome, con Hans Ulrich Obrist, Carolyn Christo Bakargiev, Laurence Bosset dell’ARC di Parigi. Era un team formidabile che realizzò mostre memorabili.
Remo Salvadori:
…. Il consistente volume Libro di Zerynthia riporta tracce di un percorso inedito e parallelo ad altre esperienze.
La differenza è che questa pratica ha come protagonisti figure che hanno tenuto vivo un tessuto,
trama e ordito, a formare una mappa significativa che si riconosce e riconosce.
Le corde di questa pratica, uno strumento suonato a più mani per un tempo lungo, un fuoco tenuto acceso, curato a tenere viva la fiamma.
Come gli eventi atmosferici talvolta ci sorprendono nella loro scala d’avvenimenti e catturano i nostri sguardi fino a farci trattenere il respiro e a guardare in alto, così le figure di questo libro che ritrovo negli incontri, rimandano allo spazio in più che abbiamo condiviso fuori dal giudizio nello stupore dello sguardo sorpreso dalle proprie impronte.
Tra le strade delle formiche nel prato e il canto estivo nella calura vivendo la nostra vera necessità di arte come vita non ci siamo mai stancati.
Lo stupore che ci frequenta rende lo sguardo limpido, non cerca il racconto, ma riconosce la generosità, l’essere presente, la fragranza del momento.
Le posizioni dei soggetti nella registrazione fotografica mi fanno pensare a un roseto fiorito di profumi in maggio come nella nudità di gennaio, ogni stagione trova pensieri fertili.
…Parole e pensieri vanno a Dora e Mario, Mario e Dora, instancabili autori di tante stazioni, di tante ripartenze con grazia accanto alla parola “Arte” senza mai nominarla…….
La persistenza dei media e i tempi di pandemia escludono vicinanza ma non sfiorano il senza tempo che abitiamo.
Giacinto Di Pietrantonio:
L’evento in cui più sono stato partecipe di Zerynthia, è stato un seminario del 1994 a Silvi Marina, un paese sul mare attaccato a Pescara. Mario e Dora mi chiamarono insieme a Jan Hoet per organizzare un convegno sul rapporto tra arte e architettura. Loro erano i committenti, noi i curatori. Furono invitati una serie di artisti, di critici, di architetti da tutto il mondo. C’era un giovanissimo Mario Airò, Vanessa Beecroft, oltre appunto a Pistoletto, Accardi, Pisani Spalletti, Franz West e, tra gli architetti, Purini, Serino, Robbrecht. Mario Botta aveva disegnato per l’occasione un grande tavolo circolare, una specie di anfiteatro intorno al quale eravamo seduti. Il pubblico presente vedeva solo le nostre teste. Si parlava di arte ed architettura per ore ed ore fino a notte inoltrata, perché, a causa del grande caldo, tutto si svolgeva la sera dopo cena, mentre di giorno stavamo in spiaggia.
Dora Stiefelmeier:
Quando fai un libro la domanda che si pone è: Perché lo fai e per chi lo fai? Il Libro di Zerynthia riflette una storia di cui hanno fatto parte tantissimi artisti e non. Si tratta del racconto di una storia collettiva che noi volevamo fissare. Non è stato un’impresa facile, ha implicato molte scelte ed è stato impegnativo anche da un punto di vista emotivo. Dovevamo appunto creare un racconto. Dalle tante reazioni che abbiamo avute si capisce che il libro piace a quelli che, per un momento o per un tempo più lungo, hanno partecipato alla nostra storia. Però, mi chiedo: e per quelli che non c’erano?  E qui tocchiamo il grande problema degli archivi. Come renderli vivi? A me piace molto leggere diari, racconti e commenti di altri periodi storici, mi interessa vedere l’hummus che c’era intorno alle opere d’arte, di musica, di poesia che ben conosciamo. Lavorando a questo libro abbiamo pensato che dovevamo far capire non solo il back-stage degli eventi, ma anche la convivialità che sempre c’era, cioè l’humus caratteristico di questo Paese meraviglioso, troppo spesso bistrattato. Quante volte abbiamo sentito che in Italia non succede più niente, mentre sappiamo che è vero il contrario: è successo e succede tanto. Ai giovani che assistono a questa lezione voglio domandare: al di là delle opere e delle mostre, vi interessa capire come le cose sono nate? Vi viene voglia di sfogliare queste pagine?  Per noi questa costituisce una sfida, il Libro è innanzitutto una scommessa.
Dagli studenti:
Olivia Salvadori:
Dato che mi sono sentita chiamata in causa per questioni anagrafiche, vorrei rispondere un po’ a questa domanda rivolta a noi giovani che studiamo e avendo sfogliato questa mattina il libro senza aver prima avuto mai contatti con Zerynthia, posso dire che solo sfogliandolo, grazie anche alla tipologia di immagini che sono state inserite, che sono diverse da quelle a cui siamo abituati noi, digitali, perché si vede anche l’analogico, si vede lo scatto rubato, ho percepito il clima che c’era in questo contesto pur non avendo letto nulla. Però volevo restituire questa mia esperienza nello sfogliare il libro e affermare che comunque si percepisce questo clima.
Yangfei Cai:
ho appena letto un testo di introduzione di questo libro di Zerynthia, questo progetto mi sembra come un’epopea, e come diceva Donatella Spaziani c’è una frattura invisibile tra l’arte dell’Accademia e l’arte del mondo reale. Io capisco che è vero che c’è una differenza fra tutte le cose che abbiamo studiato nella scuola e il mondo reale, e il mondo dell’arte. C’è uno spazio invisibile che ha come separato questi due mondi, quindi mi sento un po’ confusa.
Alexandra Messina:
fortunatamente, per mia esperienza personale, questo rapporto di parità appunto tra studenti e docenti forse è la ricchezza più grande per un’Accademia di Belle Arti. Vorrei dire una cosa a Mario Pieroni, che all’inizio dell’incontro ha detto qualcosa che io ho trovato davvero molto bella ovvero di “avere un nostro disegno e di seguirlo e di circondarsi delle persone giuste”. Questa cosa mi ha toccata perché in effetti avere un disegno è forse la cosa più difficile in questi tempi di incertezza, mi auguro che appena passerà questo momento di chiusura, di distanza, che tutto ciò che abbiamo vissuto ci renda più consapevoli un domani per poter ricreare quella collettività di cui tanto abbiamo parlato che è fondamentale soprattutto nel mondo dell’arte.
ENGLISH:
Giacinto Di Pietrantonio:
We are here today to talk about this book by Zerynthia, a cultural foundation founded in 1991 – while galleries were still in full expansion – a cultural association working at 360 degrees alongside many other people. Zerynthia is the name of a butterfly from the Agro Romanus, chosen by Daniele Pieroni, the poet son of Mario Pieroni. Zerynthia’s head office is in Paliano, a town to the south of Rome where many exhibitions and conferences and seminars have been held.
Giulio Ciavoliello:
I am happy and honoured to be involved in today’s lesson as a colleague and also as a representative of the Academy, which is pleased to host the presentation of the book. Nowadays, a great deal of attention is paid to archives, which signify, substantially, the memory of things, the memory of signs. Zerynthia over the years has been an example and a model for many contemporary art ventures throughout a territory that is already rich in its own right. This book is a testimony to its strength and  energy. I have paid particular attention to many of the artists engaged by Zerynthia and I have been struck by the freshness and generosity of the ventures. I think, for example, of a project like Oreste. I would like to add that the cultural events put on by Zerynthia have gone way beyond presentations that could have been held in an art gallery. I believe that Mario Pieroni and Dora Stiefelmeier have had this extraordinary ability to overcome simple market logic.
Mario Pieroni:
I would like to thank the Italian Council for having supported the project, the Brera Academy, in the person of its director Giovanni Iovane, for the hospitality shown to us, the artists present, Alberto Garutti, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, and the art historians Giacinto Di Pietrantonio and Laura Cherubini, travel mates and life companions since the beginning.
To the youngsters listening to us I would like to tell them to have a design within themselves and try in any way possible, without ever getting lost, to realize it. It is necessary to choose companions with the same outlook on a common path. And it is the opposite of “single-use” that we see so often right now. In fact, we are still here with friends with whom we have for several decades shared our encounters on work and life. Our book aims to give the idea of a continuity that can be formalized in any place to express the beauty that only art can express.
Michelangelo Pistoletto:
I feel rather emotional when talking about all that we have been able to achieve under the sign of Mario and Dora; listing everything would take a long time: a very long list of meetings, exhibitions, participations, activities that have been developed with reciprocal love and attentiveness. Every time I go to Rome I feel at home because they are there, and they have always made themselves available to continue the discussion that is so dear to me of the interaction between art and society. We have inserted art into so many sectors through our common activities. We have even been able to take the Terzo Paradiso (Third Paradise) onto a satellite platform orbiting the earth and create an interactive encounter on an international level. In 1995 we did something ahead of its time: a concert with Carlo Crivelli, Sinfonia Specchiante (Mirrored Symphony), divided over four locations in action simultaneously – Paliano, Pescara, London and Munich – with four orchestras that, at a distance, played together. At the time, it seemed impossible, a miracle. We did something that pre-empted the current dynamics of the internet. Likewise, the creation of the radio: RAM radioartemobile was extraordinary. I believe that people like Mario and Dora should truly be considered great pioneers of a system in which art meets every sector, all aspects of culture and society.
Giacinto Di Pietrantonio:
It is interesting what you specified about them, that is to say not only their transversality and interdisciplinarity but also their way of promoting an art that crosses over, creating a relationship with society.
Alberto Garutti:
I believe that theirs is a lateral position in relation the centrality of the system, a position that is very clear, very powerful, a critical vision that structurally situates itself in a moment of great acceleration. It is a shift that is charged with a great ethical drive. They continue to constantly question the idea of the exhibition itself, basing themselves on the idea of respectiveness between artworks, people and places. In the ’90s this was truly ahead of its time in the art system. I think of Serre di Rapolano, of all the things done in Paliano. At the time it was not common to go to schools, to do workshops and so on. Their ideational and projectual side is very close to the modality that artists adopt when they work. With them there is a formidable tension giving strength, great strength to the subject. At the same time, they are mindful of the relationship with the social aspect. All that which is “between” for them is fundamental, and this is a very contemporary thing.
Laura Cherubini:
Dora Stiefelmeier has been the motor of Zerynthia, Mario Pieroni its artistic soul. The artists have always had with Mario an artistic relationship, they have treated him as they would each other and this has always struck me. Dora is the Swiss soul who has given structure, shape, the possibility of realizing all their intuitions. Like me, like Giacinto, Mario and Dora have always lived with artists and this is more an institutional mentality than one of galleries. Already at the time of the Pieroni Gallery they leaned towards institutionality and towards interdisciplinarity. I had a very important collaboration with them on the occasion of the Carla Accardi exhibition: Smarrire i fili della voce (Losing the threads of voice), her last big show, which travelled around Europe. This wonderful project brought together some of her environmental works, the three-dimensional ones, her Sicofoils with her more recent production of pictorial works. It closed in Athens a week before Carla passed away. I also remember our lovely collaboration in Villa Medici – where they directed the Atelier del Bosco – working with Bruno Racine, at the time the Director of the Académie de France à Rome, with Hans Ulrich Obrist, Carolyn Christo Bakargiev, Laurence Bosset of the ARC in Paris. It was formidable team that put on memorable exhibitions.
Remo Salvadori:
…. This sizeable volume The Zerynthia Book traces the tracks of an unbeaten path running parallel to other experiences.
The difference is that this practice has as its protagonists figures that have kept alive the fabric,
warp and woof, to form a significant map that is recognized and that recognizes.
The strings of this practice, an instrument played by many hands over a long time, a fire kept alight, cared for to keep the flame alive.
As atmospheric events at times surprise us in their sequence of occurrences and capture our gaze until our breath is taken away and we are made to look up, in the same way the figures of this book who I see at the encounters return to the space we have shared beyond the judgement in the wonder of the gaze surprised by its own tracks.
Amid the ant trails in the field and the summer song in the heat, living out our true need for art as life, we never grew tired.
The astonishment of those who frequent us renders the gaze lucid, seeking not a tale, but recognizing generosity, being present, the fragrance of the moment.
The position of the subjects in the photographic record remind me of a rose garden blooming with scent in May and in its nudity in January, each season finds fertile thoughts.
…Words and thoughts go to Dora and Mario, Mario and Dora, tireless authors of many stations, of many graceful departures alongside the word “Art” without ever pronouncing it…….
The persistence of the media and the time of the pandemic exclude proximity but do not touch upon the timelessness in which we live.
Giacinto Di Pietrantonio:
The Zerynthia event in which I most participated was a seminar 1994 in Silvi Marina, a seaside town by Pescara. Mario and Dora called me and Jan Hoet to organize a conference on the relationship between art and architecture. They were the clients, we the curators. A series of artists, critics and architects from all over the world were invited. There was a very young Mario Airò, Vanessa Beecroft, apart from of course Pistoletto, Accardi, Pisani, Spalletti, Franz West and, among the architects, Purini, Serino, Robbrecht. Mario Botta designed for the occasion a great circular table, a kind of amphitheatre around which we were seated. The public present saw only our heads. We talked about art and architecture for hours and hours until late because, due to the immense heat, everything took place at night after dinner, while during the day we stayed at the beach.
Dora Stiefelmeier:
When you put together a book, the question is: why are you doing it and for whom are you doing it? The Zerynthia Book reflects a story in which a great many artists, and not only, have been a part. This is the telling of a collective story that we wished to capture. It was not an easy task, it entailed making many choices and it was demanding also from an emotional point of view. We had indeed to create a tale. From the many reactions we have had it is clear that the book is liked by those who, for just a moment or for a longer period, have been part of our story. Yet I ask myself: what about those who were not there? And here we get to the great problem of archives. How do we make them alive? I really like reading diaries, accounts and comments of other historical periods, I am interested in seeing the humus around the works of art, of music, of poetry that we know well. Working on this book we thought we ought to explain not only the backstage of the events but also the conviviality that there has always been, that is the humus characteristic of this wonderful, all too often mistreated Country. How many times have we heard that in Italy nothing happens anymore, though we know that the opposite is true? A lot has happened and happens. To the youngsters here at this lesson I would like to ask: beyond the artworks and the exhibitions, are you interested in understanding how things were born? Do you feel like leafing through these pages? For us that constitutes a challenge, the Book is first and foremost a gamble.
From the students/youngsters:
Olivia Salvadori:
Given that I feel myself alluded to because of my age, I would like to try to answer this question you asked us youngsters who are still studying, and, having leafed through the book this morning without ever having had contact with Zerynthia, I can say that just by flicking through it, thanks also to the typology of images included, which are different to what we are used to, digital ones, because you can also see the analogical, the candid shots, I perceived the climate of that context though I had not read anything about it. But I wanted tell you about this experience of mine when leafing through the book and affirm that nevertheless you can perceive this climate.
Yangfei Cai:
I have just read an introductory text to this Zerynthia Book. This project seems epic to me, and as Donatella Spaziani was saying, there is an invisible fracture between the art of Academies and the art of the real world. I understand that it is true that there is a difference between all the things we have studied at school and the real world. There is an invisible space between these two worlds, so I feel a little confused.
Alexandra Messina:
Fortunately, in my personal experience, this relationship of equality between students and teachers is perhaps the greatest treasure for an Academy of Fine Art. I would like to say something to Mario Pieroni, who at the beginning of this encounter said something that I found truly beautiful, the idea of “having a design and following it and surrounding yourself with the right people”. This touched me because in fact having a design is perhaps the hardest thing in these times of uncertainty. I hope that as soon as we get past this moment of enclosure, of distance, that all that we have experienced makes us more conscious tomorrow, so that we may recreate this collectivity that we have spoken so much about that is fundamental above all in the world of art.

 


Accademia di Belle Arti di Frosinone | Sabato 23 Gennaio 2021

 

 

Il Libro di Zerynthia

in ordine di intervento:
Loredana Rea – Direttore Accademia di Belle Arti di Frosinone
Felice Levini – Artista
Donatella Spaziani – Artista
Maurizio Savini – Artista
Alfredo Pirri – Artista
Federico Fusj – Artista

con la partecipazione di
Mario Pieroni – Presidente

Dora Stiefelmeier – Direttore Artistico di Zerynthia

Modera: Marika Rizzo


PRESENTAZIONE ON LINE
 IL LIBRO DI ZERYNTHIA (Ed. Di Paolo)

Accademia di Belle Arti, Frosinone, sabato 23 gennaio 2021 h 11:00
progetto realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nell’ambito del programma Italian Council (2019)

Marika Rizzo – moderatore:
Buongiorno, ben arrivati. Sono Marika Rizzo e modererò il nostro incontro per la presentazione del volume “Il Libro di Zerynthia”, edito da Di Paolo Edizioni nel 2020. Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nell’ambito del programma Italian Council (2019).
Vorrei subito ringraziare l’Accademia di Belle Arti di Frosinone e il suo Direttore Loredana Rea che ci ha accolto con entusiasmo. Il libro di cui parleremo è un volume particolare: non è un catalogo d’arte, anche se di arte si parla. Non è nemmeno un diario privato. È un racconto di tutto quello che è stato vissuto, cercando di far conoscere l’atmosfera che Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier, nel tempo, hanno creato. L’idea che spinge questa pubblicazione è la comunione, la continuità che esiste tra vita e arte. Il Libro di Zerynthia, ma cos’è Zerynthia? È un’Associazione per l’Arte Contemporanea ODV (organizzazione di volontariato), sede sociale a Paliano (FR), nata sotto la Presidenza del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, nel 1991. Da allora, Zerynthia cura, promuove ed organizza manifestazioni di arte contemporanea in Italia ed all’estero con l’intento di ampliare i confini verso il contesto sociale in cui opera.
Organizza convegni e seminari di studio nelle proprie sedi o in strutture pubbliche, con una particolare attenzione all’attività didattica per giovani artisti, studenti.
Loredana Rea – Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone:
Grazie per aver proposto all’Accademia di collaborare al vostro progetto e permesso una costruzione di un dialogo che penso, spero, possa avere sviluppi importanti. Innanzitutto perché l’Accademia di Frosinone insiste su un territorio particolare, lo stesso in cui Zerynthia lavora e ha lavorato, la provincia di Frosinone, nel Basso Lazio, un territorio certamente “periferico” rispetto al sistema dell’arte contemporanea e che in questi anni ha investito poco in cultura.  L’esperienza di Zerynthia tra Roma e Paliano, che ha permesso a diverse generazioni di artisti e non di entrare in contatto con l’esperienza dell’arte contemporanea, è stata fondamentale. In questo territorio l’Accademia di Frosinone negli ultimi anni non si è occupata soltanto del ruolo di formazione, ma si è aperta volutamente al rapporto con il territorio per stimolare esperienze di arte e di cultura, perché appunto, mancando le strutture preposte l’Accademia ha deciso di assumere anche un ruolo di promozione culturale, con esperienze di natura diversa, soprattutto attraverso collaborazioni proficue con associazioni del territorio e anche fuori dal territorio.
L’importanza dell’esperienza di Zerynthia per questo territorio è fondamentale, perché ha stimolato altre esperienze dell’arte, fungendo da luogo di incontro e di confronto per l’arte. L’esperienza portata avanti tra Roma e Paliano di cui oggi ci parleranno gli altri relatori, è un momento della storia dell’arte contemporanea che non può essere perduto, deve essere parte integrante della memoria di questo luogo per permettere una crescita, un’apertura differente. Oggi che l’emergenza pandemica ci spinge a ripensare il nostro modo di relazionarci e a riformulare le modalità di comunicazione dell’arte e del fare arte, credo che riallacciare le fila di questo lungo racconto di Zerynthia sia importante. Già la scelta del nome “Zerynthia”, il nome di una farfalla dell’agro romano, è significativo, indica leggerezza e soprattutto mobilità, con la sola differenza che la vita di una farfalla è breve mentre quella dell’Associazione Zerynthia dura da tempo e prosegue in modo da poter incidere nel territorio. Per questo motivo è fondamentale rileggere questa sua storia di Zerynthia perché può stimolarci a trovare gli strumenti per ripensare il presente in funzione di un futuro sostenibile per l’arte e per la quotidianità. Ciò coincide con il ruolo dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone che si fa carico di questo territorio periferico, anche se parlare oggi di periferia può sembrare poco realistico dato la capillarità della digitalizzazione ci permette di essere contemporaneamente qui e nel mondo intero. Spero che facendo esperienza di quello che stiamo vivendo ora, in un prossimo futuro possa far nascere nuovi progetti importanti come quelli che Zerynthia negli ultimi decenni è stata capace di creare e di lasciare come monito ed eredità a tutti noi.
Mi rivolgo a tutti voi, ma specialmente a Mario e Dora, nel rinnovare la disponibilità dell’Accademia – anche quando torneremo allo studio in presenza – per esperienze di contaminazione tra la formazione e la sperimentazione, con i nostri studenti, con i nostri docenti che oggi partecipano numerosi a questo evento.  Molti di loro sono già parte integrante della storia documentata in questo importante volume.
Felice Levini – artista:
Questa farfalla è proprio una bella cosa! Io ho una visione delle cose un po’ faunistica e per me questo libro è quasi un libro di favole ed è un po’ il compendio di tutta una serie di esperienze che ha visto coinvolti non solo gli artisti ma tante situazioni che sono state trasversali e che hanno creato una specie di grande calderone dove tutto è entrato e tutto è uscito. In questi trent’anni, io sono stato solo un piccolo rappresentante che è passato in mezzo alle cose, ma di cose che ha fatto Zerynthia ne ho visto tante, tutte belle per la loro capacità di aver transitato nei luoghi più impossibili: questa farfalla che si deposita non soltanto nelle grandi piazze e strutture pubbliche ma spesso in posti impensabili. Uno di questi è stato una cava di marmo di travertino a Serre di Rapolano, un luogo terrificante quasi infernale, eppure lì gli artisti si sono avvicinati con una capacità, un coraggio, con la voglia di andare oltre le loro tematiche e i propri linguaggi.  Una delle caratteristiche di Zerynthia è proprio quella di aver scatenato negli artisti la volontà di affrontare non solo i luoghi del possibile ma anche dell’impossibile. La cosa fondamentale secondo me è di avere di volta in volta creato una sede di forte aggregazione e ciò non avviene tutti i giorni, direi, non è avvenuto spesso in questi anni. Sono felice di aver partecipato a questo vortice, un vortice che, grazie a un grande coraggio, fortunatamente ancora non si ferma, nonostante tutte le difficoltà che ha portato la pandemia. Credo che non si tratti solamente del coraggio di mettere insieme gli artisti, ma della determinazione di unire e di mettere insieme qualcosa che non è scontato, di rendere il non possibile fattibile. È come il luogo dentro la favola, un grande immaginario che poi diventa realtà. Il libro di Zerynthia non è introdotto e commentato da grandi critici d’arte, è presentato solo da Mario e Dora che parlano del mondo che loro hanno attraversato, che hanno costruito e di cui noi artisti ne facciamo parte, insieme alle nostre pitture e alle nostre sculture. Questo è il luogo proprio dell’utopia, questo libro è utopico ed è anche bello da tenere in mano. È un oggetto d’arte fatto ad arte, insieme agli artisti, ai fotografi, ai poeti, è un libro basato sulla buona volontà di chi da trent’anni continua eroicamente a pensare che l’arte è uno dei territori dove c’è ancora un minimo di speranza, un minimo di umanità e anche di disumanità.
Domanda di Marika Rizzo a Felice Levini:
Vorrei chiederti di ricordare l’esperienza all’Accademia di scultura a Boville, dove nel 2014 hai fatto una mostra e ricordo che c’erano tantissimi studenti.
Felice Levini:
Quella di Boville è stata una bella impresa e non mi aspettavo che fosse una cosa così movimentata. Mario e Dora hanno prestato i lavori che avevo presentato nell’88 alla Biennale di Venezia.  In questo nuovo contesto e con la vitalità degli studenti è diventato una nuova esperienza.  Zerynthia è stata in grado di organizzare tutto questo, a dare vita a delle contaminazioni che sono delle forze importanti. Chi più dell’Accademia di Belle Arti, si può accostare all’arte contemporanea e alla ricerca degli artisti? Quindi ben vengano queste iniziative.
Donatella Spaziani – artista:
Questo volume è prezioso, è molto bello nella rilegatura, la carta, la copertina incisa ed è un libro emozionante. Per quanto mi riguarda, sono stata presente fin dall’inizio di quell’esperienza molto forte a Paliano che è stata importante per quanto riguarda la mia vita. Ho iniziato come assistente nel gruppo di Sol LeWitt, avevo appena concluso l’Accademia delle Belle Arti e mi trovavo in quella situazione in cui si trovano tanti studenti, tanti ex studenti e neolaureati, che non sanno bene cosa devono fare della loro vita. Magari hanno anche delle aspirazioni ma vivono in provincia. Io sbarcavo il lunario lavorando come bar girl.  L’evento straordinario per me è stato appunto quello di scoprire per caso, per coincidenza, che Sol LeWitt cercava degli assistenti per realizzare una sua opera a Paliano. Per una giovane studentessa di Belle Arti era come dire per un giovane musicista: “David Bowie viene a Frosinone” e così mi sono trovata a vivere questa esperienza unica di poter contribuire alla realizzazione di un progetto di un grande artista. Avevo l’opportunità di capire la metodologia di lavoro di uno del calibro di Sol LeWitt! E dunque mi sono ritrovata a vivere questa esperienza fantastica. Altrettanto straordinario per quanto mi riguarda è stato iniziare a frequentare il mondo di Zerynthia che era molto lontano da tutto quello che avevo intuito e studiato sui libri di testo durante gli anni all’Accademia. Noi allora vivevamo in un mondo molto distante dalla realtà dell’arte contemporanea e in molte Accademie è ancora così.  Frosinone oggi fa eccezione, c’è un corpo docenti dove sono presenti moltissimi artisti e si è creato un legame forte con gli studenti. Lo dimostra l’intervento di oggi: c’è un rapporto stretto con la vita dell’arte contemporanea. Quindi, io ventenne, mi ritrovavo a pranzo o a cena con Carla Accardi, Adachiara Zevi, Mario Merz, Vettor Pisani, Kounellis…Michelangelo Pistoletto mi sfidava quando dissi che volevo restaurare una credenza di Balla. “Non ce la farai mai a restaurarla. Te lo dico perché mio papà è stato restauratore, ne so qualcosa.” Quindi io giovanissima lì a parlarne con Michelangelo…
In questo libro troverete tante immagini, di Dora che cucina, tutti che cucinano, Mario Merz e Mario Pieroni che guardano il telegiornale. Una forte amicizia che legava tutti i presenti. Questa cosa negli anni, l’ho trovata solo nel mondo di Zerynthia, la “non-distanza” tra artisti giovani ed i più anziani, questa assenza di competizione che non ti fa sentire il divario generazionale.   Quando mi è capitato di vivere all’estero, di viaggiare, ho trovato sempre una frattura tra il mondo dei giovani artisti e di quello dei più affermati e spesso una grande distanza tra arte e vita. In questo libro io mi ritrovo anche dove non sono direttamente coinvolta, ma ero in qualche modo testimone.  Penso per esempio a Cuba dove non c’ero ma mi affascinava, penso alla prima esperienza di RAM radioartemobile con Federico Fusj.  Ero in macchina con Dora, tra Paliano e Piglio, quando per la prima volta la radio ha trasmesso e ci siamo sintonizzate urlando insieme “Evviva! Funziona!”.
Come diceva il direttore prima, il Frusinate non era molto aperto all’arte, tantomeno all’arte contemporanea. È una fortuna di poter vivere l’arte, non doversi declassare per cercare l’arte ma è l’arte che si muove e ci circonda e guardare attraverso l’arte il mondo attorno, con uno sguardo profondamente diverso. E dunque, quando ho cominciato a insegnare in Accademia è stato normale per me – all’epoca ero assistente del Corso di Scultura e l’Accademia di Frosinone aveva varie sedi oltre a quella centrale – ospitare nella sede del corso di scultura delle esposizioni e coinvolgere ancora una volta Mario e Dora con gli artisti da loro proposti. Purtroppo Günther Förg era scomparso da poco quando si fece la sua mostra. La scultura di Levini, portata a Boville, me la ricordo installata in un’altra situazione proprio nello spazio di RAM. Vederla in un altro contesto e riviverla è stato bellissimo perché nell’allestimento erano stati coinvolti i ragazzi.
Maurizio Savini – artista:
Sono preso da questo grande caleidoscopio di immagini e di ricordi, perché ho avuto la fortuna – così la definisco – ancora ragazzo e andavo a vedere in bicicletta le loro mostre in via Panisperna.  Dopo, passati un po’ di anni e avendo avuto la fortuna e la possibilità di conoscere Mario e Dora, iniziare a collaborare con loro per me era una grande emozione e ho un ricordo meraviglioso. Come ad esempio l’incontro che ci fu a Serre, come raccontava prima Felice Levini, in quell’orrida cava di travertino. Mi aveva invitato Ettore Spalletti che per me era un grandissimo artista, di lui avevo molta stima. Mi sono trovato proiettato in una realtà apparentemente semplice ma che, di fatto, nel modo più assoluto non lo era: un laboratorio febbrile dove potevi svegliarti anche la mattina alle 7 senza sapere bene cosa dovevi fare e già trovavi Mario e Dora che erano a pieni giri.  Avevamo una bozza di quello che era l’intenzione, magari ne avevamo parlato la sera a cena.
Sulla copertina del Libro di Zerynthia, questo fantastico “contenitore” – perché non sai bene come definirlo se libro o contenitore – è impresso un estratto di un testo di Daniele Pieroni: “di quali fiamme bruceranno le farfalle di Zerynthia? Di certo è un sacrificio che contiene la promessa della poesia”. All’interno trovi una serie di ricordi e di emozioni, di grandissime esperienze che si sono poi susseguite negli anni, fino ad arrivare a oggi. Ho sempre visto Mario e Dora – ricordando un’opera di Bizet del 1863 – come due pescatori di perle che si immergono in apnea per cercare e trovare un dono della natura per poi riportarlo in superficie e donarlo agli altri. Un mondo dove non affiora l’idea di profitto.
Con loro ti trovavi sempre a stretto contatto a collaborare con artisti di grande fama, trovandoti sullo stesso piano. Ho sempre anche sentito l’affetto e per me le persone che vogliono bene agli artisti sono una cosa molto importante. Ho fatto tante esperienze negli anni, come una farfalla, con piccoli voli nel ’96 nel ’98 e poi alla biblioteca dell’Università di Sassari o magari a Milano con il lavoro delle biciclette, dedicato al Giro d’Italia… Una serie di ricordi che ora si sovrappongono. La biblioteca di Paliano, un lavoro di cui non riesco a capire se c’era una progettualità o se tutto accadeva con aggiustamenti della Contrada Cervinara, per arrivare alla fine in paese dove ho avuto la fortuna di poter realizzare un wall-painting nell’anticamera della Biblioteca di Arte Contemporanea.
Vi voglio leggere una breve poesia scritta da un giovane poeta che Mario Dora Donatella e Felice conoscono, Donato Di Pelino:
Vola la farfalla Zerynthia
e si posa sui fiori comuni,
D’ora in poi sulla vetta
di altre stagioni
risale lungo la corrente
non di fiume conosciuto
Ma rio che scorre segreto
sotto il tempio carnale. Chiamala,
spiega le sue ali,
convincila che è fatta
per esistere.
Ecco, torniamo sempre al tema della farfalla che come un serpente cambia la pelle o come una larva si trasforma in farfalla. Zerynthia ha continuato a trasformarsi, è nata anche in RAM, ma di questo forse parleremo più avanti.
Alfredo Pirri – artista:
Questa è una storia straordinaria, racchiusa nel libro di cui si parla oggi, come dentro uno scrigno preziosissimo. Chiudere la storia dell’esistenza di tante persone dentro uno scrigno non è facile però vale la pena di ricordare alcuni momenti di questo racconto che per fortuna non ha fine e di cui è anche incerto l’inizio. È come un lasso temporale nella mente di ognuno di noi, un lasso di tipo infinito. I momenti che mi vengono ora in mente: dalla Biennale di Venezia a Paliano, da Valmontone a Serre di Rapolano, a L’Avana eccetera.
Alcune di queste iniziative, anzi tutte, hanno rivelato un carattere di cui fino ad ora non si è parlato molto. Le iniziative di Dora e Mario, hanno un carattere di tipo politico molto forte, anche se a volte in maniera solitaria, di coinvolgere territori finora intoccati dal vento dell’arte contemporanea affinché questo vento rinnovatore si porti laddove c’era aria stagnante o in posti straordinari e toccati dall’arte in maniera che lo diventassero ancora di più.
Mi ricordo ad esempio del Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone che guarda caso è scomparso dal nostro radar nel momento in cui viene restaurato, mentre invece prima del restauro era a nostra completa disposizione. Ce lo ricordiamo tutti come un posto straordinario, come un posto vitale, una vera e propria piazza politica. Addirittura in quell’occasione come ringraziamento agli artisti che avevano partecipato alla mostra fu offerta dall’amministrazione comunale la cittadinanza onoraria. È un piccolo fatto, però molto significativo perché ha voluto dire che l’azione politica di Zerynthia, di Mario e di Dora, ha ottenuto dei risultati profondi nelle coscienze non solo di noi artisti e del pubblico, ma addirittura degli amministratori che occasionalmente venivano coinvolti e toccati dalla loro grazia e dalla loro capacità di coinvolgere e di fare avvertire quanto possa essere profonda l’azione dell’arte nelle realtà sociali più differenti. Di ricordi quindi  ce ne sarebbero tantissimi, a me sono rimaste impresse alcune cose piccole, magari particolari, per esempio le cene, i pranzi, uno in particolare a casa mia insieme a Dora e Mario e Mario Merz, Federico Fusj, Carlos Garaicoa, Paola Pivi e altri ad assistere ammutoliti al crollo delle torri gemelle, a chiederci che stesse succedendo nel mondo e immediatamente avere una capacità di reazione, nel senso di chiederci che cosa l’arte potesse fare già immediatamente in risposta a questo mistero che stava coinvolgendo il mondo intero. E tutto ciò è nel libro, è un libro irrituale che tengo vicino, tengo con me, ma che devo confessare non ho classicamente letto, e non perché sia un libro illeggibile e non perché m’impaurisca la sua mole quasi biblica, o per la quantità di cose che contiene, lo sforzo conoscitivo che ne conseguirebbe per leggerle una per una, ma perché è un libro che per fortuna non si lascia consumare né da una lettura né da uno sguardo superficiale. In questo senso è un libro – ho pensato a lungo a come poterlo definire – è un testo “biblico”, fatto dall’intreccio di tante trame narrative, di racconti che all’improvviso, come di scatto, s’innalzano verso le vette della teoria, anche quando come succede in certi libri biblici, si limita a elencare dei nomi (e c’è in questo libro una quantità impressionante di nomi), ora questi elenchi di nomi assumono il ruolo di testimone oculare di qualcosa che è successo veramente, dando vita a un racconto infinito che mette insieme punti di fuga e prospettive poeticamente talmente differenti e multiformi da considerarsi per nostra fortuna inesauribile.
Federico Fusj – artista:
Mi unisco a quello che ha detto Alfredo a proposito della qualità del libro, a partire dalla sua copertina che ospita il passo di una poesia e questo mi piace molto: questa scrittura è però è da leggersi girando il senso del libro, è intellegibile, ma è anche un disegno. Vorrei mettere in evidenza che l’autore di questa poesia, Daniele Pieroni, proprio oggi riceverà il premio Eugenio Montale fuori di Casa per la poesia.
Vorrei adesso raccontarvi la mia esperienza di approccio con Zerynthia. All’epoca ero impegnato per lo Stato italiano e nelle pause andavo a Milano dove ho passato gran parte della mia formazione. Mi ricordo che vidi un piccolo trafiletto che diceva che la Galleria Pieroni avrebbe chiuso e che avrebbero aperto un’associazione culturale per portare l’esperienza dell’arte contemporanea fuori dagli spazi istituzionali delle gallerie. Questo mi colpì molto perché in un certo senso era anche l’esperienza che io stesso avevo vissuto nel periodo degli studi, con le prime mostre, lavorando fuori, negli spazi pubblici e civici. Dopodiché ci ritrovammo all’inaugurazione della Biennale del ’93, nel Casinò di Venezia con tutta la kermesse della Biennale, era di notte e c’era una lettura di poeti. Salendo lo scalone del palazzo che portava al piano nobile si entrava in uno spazio straordinario, un’atmosfera di presenza un po’ diversa da quella che si vedeva in tutte le altre sedi della manifestazione. Percepii che c’era una differenza. L’anno dopo, quando mi trovai in vacanza verso Osimo, un amico mi disse: “guarda devi andare a Pescara perché c’è un incontro organizzato da Zerynthia: XXI Secolo, arte e architettura”. Seguii il convegno da esterno ed ora me lo trovo qui sul libro. L’incontro con Mario e Dora avvenne fisicamente attraverso il Belgio perchè Jan Hoet ci fece conoscere.  Mi disse: “Guarda che c’è Mario Pieroni che fa una mostra a Serre di Rapolano”, e io dissi: “Serre di Rapolano, ma siamo sicuri?” Io abito a Siena, Serre di Rapolano è un paesino qui vicino. Jan ed io andammo insieme a Serre una domenica e trovammo una situazione completamente estranea al contesto del borgo. Da lì iniziò il mio dialogo con loro.
Una loro mostra che mi sta particolarmente a cuore è stata Verso Sud. Era una mostra molto complessa, che presentava un teatro operativo multiplo: una parte avveniva all’interno di un palazzo storico a Valmontone, altri parti in luoghi anche molto distanti, in altri Comuni. Ci fu anche una collaborazione con gli studenti dell’Accademia, un luogo dove non solo si studia l’arte, ma si impara a praticarla.  Io in particolare mi trovai a Carpineto Romano, un luogo dove non esisteva un retroterra di lavoro, in cui non c’era nemmeno la possibilità di avere uno spazio chiuso. Ero proiettato in una realtà esterna e inizialmente fu una situazione assai complessa che però ha suscitato in me un’attenzione nuova nei confronti del lavoro. E questa è una delle prerogative operative che all’interno delle operazioni di Zerynthia ho visto avvenire più volte, cioè gli artisti coinvolti trovavano dei fermenti, degli humus per mettere il loro lavoro in una nuova dimensione operativa. È quello che è successo a me: fare un lavoro a Carpineto Romano, con dei tempi anche molto compressi perché c’era un’aspettativa da parte della città che comunque era coinvolta. Mi avevano indicato alcune aree che io però non sentivo come corrispondenti e Mario telefonava e chiedeva “Come stiamo messi con il lavoro? Qui dobbiamo iniziare.”  Ero indeciso finché il mio occhio non cadde su dei grandi massi affioranti nel centro del paese. Ecco, avevo trovato quello che cercavo, cioè entrare all’interno del percorso morfologico sul quale si è costruito il paese.
In quell’occasione nacque il desiderio della radio. Siccome eravamo tutti isolati – io a Carpineto Romano, Bruna Esposito al Piglio, Alfredo a Valmontone ecc. – ci sembrava di trovarci in avamposti tattici ed operativi, ma con una urgenza di relazionarci, di parlarci. Ci venne da dire che sarebbe stato interessante creare una radio per mettere tutti quanti insieme e a forza di parlarne alla fine questa cosa si è avverata. Facemmo la prima trasmissione a settembre del 2001 proprio per la conclusione di Verso Sud su Radio Onda Libera. Era la prima operazione di RadioArte all’interno del pomeriggio radiofonico di FM, con dei collegamenti ogni ora da varie sedi: c’era Alfredo a Cosenza, un collegamento con Gülsün Karamustafa a Istanbul, uno con Mona Marzouk in Egitto…, dei contatti nel mondo su una piattaforma di Frosinone. Zerynthia ha anticipato la modalità di una piattaforma in cui ognuno pur mantenendo la propria individualità sta all’interno di una realtà condivisa. Sempre a Paliano, poco dopo, nell’ambito della mostra Edito/Inedito ho creato per Zerynthia la macchina “Pomarte”, un furgoncino che ospitava questa stazione radio che sarebbe andata in giro per l’Europa tra le varie realtà dell’arte trasmettendo via web in diretta di volta in volta. Era nata radioartemobile.
Dora Stiefelmeier – Presidente RAM radioartemobile:
Grazie della tua domanda che tocca un aspetto a me molto caro del nostro lavoro, quello sperimentale. Penso che gli artisti abbiano un ruolo importante di innovazione nella società che noi dobbiamo captare ed evidenziare.
C’è un libricino della grande scrittrice americana Gertrude Stein scritto ca. 100 anni fa.  Il titolo è Picasso che era un suo grande amico. Attribuisce proprio a lui lo statement: l’artista è colui/colei che è capace di vivere nel presente e afferrarne le potenzialità, mentre tutti gli altri vivono con la testa nel passato.
Questa capacità degli artisti di capire dove il mondo andrà è spesso intuitiva, a volte l’artista stesso non ne è pienamente cosciente.
Il progetto Sinfonia Specchiante ne è un esempio. Nasce dall’incontro a Zerynthia di Paliano tra Michelangelo Pistoletto, artista di Arte Povera già molto noto e l’allora giovane compositore Carlo Crivelli.  Parlando di spazio – un concetto caro a Pistoletto fin dai suoi primi lavori specchianti –   nasce l’idea di creare insieme un concerto cosmico non solo nei contenuti o nell’ascolto, ma nella sua stessa esecuzione. Cioè: un’orchestra suddivisa in quattro luoghi – poi individuati in una fabbrica a Paliano, lo stadio di Pescara, il Teatro Marstall di Monaco di baviera dove Pistoletto aveva un progetto in corso e uno    degli studi della BBC di Londra – che suonavano all’unisono: i violini a Paliano, la percussione a Pescara, i fiati a Londra e il soprano e ancora degli archi a Monaco. Ogni luogo aveva un direttore d’orchestra con in testa legato la cornetta del telefono che lo collegava con gli altri spicchi dell’orchestra. Roba da “Fratelli Lumières”. Giusto per rendere l’idea, all’epoca – era il 1995 – non esisteva ancora internet, o meglio esisteva ma era riservato a pochissimi, il mezzo più moderno di comunicazione era il fax e dei telefoni cellulari neanche l’ombra.
Se oggi noi qui siamo collegati con Zoom è anche perché qualcuno molti anni addietro ha immaginato un nuovo modo di comunicazione e il mondo poi è andato in quella direzione.
Mario Pieroni – Presidente Zerynthia Ass. Arte Contemporanea OdV:
Come ho scritto nella prefazione del volume, la scelta di Paliano avvenne per delle coincidenze che poi molto spesso si rivelano oltremodo favorevoli. Il paesaggio, verdi distese, montagne, disponibilità degli abitanti, l’amicizia con il Sindaco di allora Giuseppe Alveti, la magia dell’immenso parco della Selva, la vicinanza della città di Roma furono condizionanti per la scelta della sede di Zerynthia. L’ “Italia dei Comuni”, ecco Zerynthia, questa farfalla dell’Agro romano che oltre a Paliano si posa al Piglio, Serrone, Colleferro, Boville, Carpineto e in tanti luoghi ancora. Non esiste un Centro per la cultura ma siete voi che con la vostra energia, anche senza nessuna esperienza potete rendere qualsiasi luogo “il Centro”.
Io sono sempre stato confuso perciò cerco la vicinanza degli artisti, perché gli artisti hanno una loro prospettiva e ti aiutano a comprendere e vedere il mondo. Guardate le immagini del film di Jimmie Durham The Pursuit of Happiness, che non era riuscito a girare in nessun altro luogo ed ecco che la strada Palianese tra l’uscita di Colleferro e Paliano diventa il Colorado, nel bosco di Valmontone si brucia il camper casa studio dell’artista, che lui abbandona per volare negli Stati uniti d’America e raggiungere il suo sogno fama e successo. Io nel film interpreto il ruolo del gallerista e Anri Sala è l’artista. Vi cito questo film ideato e diretto da Jimmie Durham The Pursuit of Happiness “La ricerca della Felicità” perché inizia con un estratto della Dichiarazione d’Indipendenza Americana, 1776:
Noi riteniamo che le seguenti verità siano per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati del loro creatore di alcuni diritti individuali e tra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della Felicità.
Sempre attuale oggi più che mai.
Ringrazio il Direttore dell’Accademia di Frosinone Loredana Rea per aver reso possibile questo incontro e saluto gli studenti con cui mi auguro possa nascere un progetto da poter realizzare insieme.

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