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Il Libro di Zerynthia| Accademia di Belle Arti di Roma

Sabato 15 Maggio 2021, 11:30

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Intervengono: Maria Thereza Alves, Mario Di Paolo, Federico Fusi, Donatella Landi, Mario Pieroni, Cesare Pietroiusti, Dora Stiefelmeier.

Modera: Cecilia Casorati

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Cesare Viel - FUORI BASE, DENTRO BASE

Sabato 15 Maggio, Base / Progetti per l'arte, Firenze

Inaugurazione sabato 15 maggio 2021 / ore 11 – 19 15 maggio / 22 giugno 2021 La visita alla mostra è contingentata per rispettare le norme di sicurezza anti Covid-19. L'artista e il collettivo di Base saranno a disposizione durante l'orario dell'opening. Base / Progetti per l'arte presenta sabato 15 maggio 2021, dalle ore 11:00 alle ore 19:00, la mostra che l'artista Cesare Viel ha ideato specificatamente per il luogo e per la ripartenza delle attività dopo il lockdown. La mostra è definita da un un dialogo inedito tra opere sonore, video, presenze enigmatiche e un banner che si fa strumento di interazione non solo con lo spazio espositivo, ma anche con la città fiorentina per mezzo di un happening diffuso. Happening che vedrà particolari eventi attivarsi dal 1 Giugno. Il titolo FUORI BASE, DENTRO BASE rimanda da una parte al rapporto di prossimità che gli esseri umani hanno dovuto vivere nel corso della presente pandemia e alla impossibilità di aprire i luoghi d'arte come lo spazio di Base. Ma soprattutto la presente affermazione, che si propone più come un suggerimento, è riferito alla riflessione che l'artista pratica da sempre con le sue opere performative e con l'uso della parola - sia essa scritta, parlata o registrata -  per stabilire un rapporto inedito ed epifanico non solo con gli spazi fisici in cui interviene, ma anche con quelli della memoria, dell'agire e del desiderio di esprimersi con l'altro da sé. L'artista spiega con le seguenti parole la genesi del progetto per Base proponendo allo stesso tempo uno spazio di dibattito condiviso o condivisibile: L’idea che avrei è di ripartire da zero, dall’essenza del modo di procedere: per me la scrittura, il vuoto, la presenza/assenza, l’oggetto che emerge da un serbatoio che non sapevi di avere. 

Da qui si configura una forma di resistenza, un’ostinazione. Il meglio che si riesce a fare con il minimo che si ha. È una scuola di resistenza, piena di lacrime e di commozione. È un nodo alla gola. Nelle distanze, nelle vicinanze. Un’eco.

Cesare Viel inoltre invita, con un pensiero scritto appositamente per l'occasione, a riflettere sul ruolo dell'arte e sul rapporto tra spettatore, opera e artista e sulla necessità delle ri-partenze: Si può dire tutta la verità? È la domanda sottesa nella pratica artistica, che sia un’installazione o una performance , un quadro, una scultura o un disegno. Quando questa domanda emerge (la possibilità e/o la necessità di dire la verità), aumenta l’intensità della temperatura dell’arte. E affiora tutta la questione indicibile della morte, della condizione mortale. Non possiamo dire tutta la verità perché essa si svela poco a poco nel corso del tempo e non riusciamo a percepirla tutta in un colpo solo. È per questo che l’arte ci viene in aiuto, e ci permette di elaborare in tempi diversi, in momenti successivi, il venire a galla della verità. Il venire a noi in superficie della verità. Superficie e profondità, visibile e invisibile, si accompagnano, si aiutano reciprocamente e formano le due facce della stessa moneta.

Cesare Viel [Chivasso (TO), 1964; vive e lavora a Genova] espone in Italia e all’estero dalla fine degli anni Ottanta in gallerie private, musei e Fondazioni. La sua ricerca artistica gravita intorno alle pratiche dell'installazione e della performance e intreccia diversi mezzi espressivi come il video, la fotografia, il disegno, la scrittura, l'oralità. La poetica di Cesare Viel è incentrata sui temi della relazione e della comunicazione, dell'identità di genere e del rapporto tra il linguaggio e le immagini. Si serve del linguaggio della comunicazione di massa e di quello proveniente dalla letteratura come serbatoi di immagini ed emozioni da elaborare in un scambio continuo tra l'arte, la realtà e la relazione con il pubblico. Pratiche che si riverberano anche nell'essere nel 1997 tra gli organizzatori del convegno Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa? al Link di Bologna, e nel 1999 a partecipare al progetto collettivo Oreste alla Biennale, in occasione della Biennale d’Arte di Venezia a cura di Harald Szeemann. Nel 2019 il PAC di Milano, gli dedica un'ampia retrospettiva dal titolo Più nessuno da nessuna parte. Tra le più recenti mostre personali sono da ricordare: Virginia ai panni vecchi, a cura di Antonio Leone, Palazzo Branciforte, Palermo 2014; Dar conto di sé, a cura di Francesca Pasini, Fondazione Remotti, Camogli (GE) 2017;  Scrivere il giardino, Galleria Pinksummer, Genova 2020. Base / Progetti per l'arte è un’idea di artisti per altri artisti. BASE è un luogo unico per la pratica dell’arte in Italia, la cui attività iniziata nel 1998, viene curata da un collettivo di artisti che vivono e operano in Toscana e che si fanno promotori di presentare a Firenze alcuni aspetti, tra i più interessanti dell’arte del duemila. BASE è un dialogo sulla contemporaneità aperto ad un confronto internazionale. Attualmente fanno parte del collettivo di BASE / Progetti per l’arte: Mario Airò, Marco Bagnoli, Massimo Bartolini, Vittorio Cavallini, Yuki Ichihashi, Paolo Masi, Massimo Nannucci, Maurizio Nannucci, Paolo Parisi, Remo Salvadori, Enrico Vezzi. Fino adesso si sono tenute a BASE mostre di Sol Lewitt, Marco Bagnoli, Alfredo Pirri, Cesare Pietroiusti, Jan Vercruysse, Niele Toroni, Michael Galasso, Luca Pancrazzi, John Nixon & Marco Fusinato, Heimo Zobernig, Ingo Springenschmid, Paolo Masi & Pier Luigi Tazzi, Antonio Muntadas, Robert Barry, Luca Vitone, Gino De Dominicis, Liliana Moro, Claude Closky, Remo Salvadori, Pietro Sanguineti, Liam Gillick, Massimo Bartolini, Mario Airò, Eva Marisaldi, Rainer Ganahl, François Morellet, Bernhard Rüdiger, Nedko Solakov e Slava Nakovska, Olaf Nicolai, Giuliano Scabia, Kinkaleri, Steve Piccolo & Gak Sato, Rirkrit Tiravanija, Matt Mullican, Michel Verjux, Elisabetta Benassi, Pedro Cabrita Reis, Pietro Riparbelli, Simone Berti, Jeppe Hein, Gerwald Rockenschaub, Jonathan Monk, Peter Kogler, Carsten Nicolai, Surasi Kusulwong, Franz West, Tino Sehgal, Nico Dockx, Grazia Toderi, Armin Linke, Davide Bertocchi, Pierre Bismuth, Olivier Mosset, Stefano Arienti, Erwin Wurm, Thomas Bayrle, Hans Schabus, Maurizio Mochetti, Lawrence Weiner, Basetalks(!) (Gum Studio, Brown Project Space, 26cc, Sottobosco, Trastevere 259), Amedeo Martegani, Gianni Caravaggio, Piero Golia, David Tremlett, Franco Vaccari, Radicaltools (Ufo, Gianni Pettena, Archizoom, Zziggurat, Remo Buti, 9999, Superstudio), Koo Jeong-A, Christian Jankowski, Giuseppe Gabellone, Martin Creed, Ken Lum, BaseOpen (Margherita Moscardini, Francesco Fonassi, Giuseppe Stampone, Giulio Delvé, Gaia Geraci, Marcello Spada, Jacopo Miliani, Riccardo Giacconi, Jaya Cozzani/Marco Andrea Magni/Agostino Osio), Jiří Kovanda, Nicole Miller, Luca Trevisani, Richard Long, Roman Ondak, Ryan Gander, Gerhard Merz, Ian Kiaer, vedovamazzei, Karin Sander, Francesco Arena, Michael Snow che hanno presentato progetti inediti pensati per lo spazio di BASE. Prossime mostre: Patrick Tuttofuoco, Jose Davila, Deimantas Narkevicius, Simon Fujiwara, Pierre Huyghe, Rosa Barba, Adrian Paci, .... Base / Progetti per l'arte Via San Niccolo 18r / Firenze mar-ven 18-20 | come vetrina 20-24 Per appuntamenti oltre l’orario d’apertura: +39 3286927 778 / +39 3292298 348 / +39 347 7210222

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ONE BY ONE Filippo Berta

Nomas Foundation, Roma, 13 Maggio 2021

a cura di / curated by Giorgia Calò and Francesca Ceccherini

Opening: 13 maggio / May 2021

dalle 10 alle 20 / from 10 am - 20 pm

13.05 - 29.10 2021

Nomas Foundation, Viale Somalia 33, Roma

A seguito di oltre due anni di ricerca, progettazione e produzione, giovedì 13 maggio presentiamo il progetto ONE BY ONE di Filippo Berta. Realizzato grazie al sostegno dell'Italian Council (V edizione, 2019), programma di promozione internazionale dell'arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura – il progetto rivolge la sua attenzione al fenomeno dei muri, cifra geopolitica del XXI secolo, un fantasma che si manifesta a macchia di leopardo a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino. A caratterizzare il panorama internazionale contemporaneo sono oltre 70 muri di confine che dividono paesi, comunità ed etnie, costituendo non solo divisioni di ordine geografico e fisico ma anche scissioni di carattere cognitivo che finiscono per determinare le relazioni sociali tra gli esseri umani. Il progetto ONE BY ONE restituisce attraverso un’azione artistica tali confini, barriere politiche e ideologiche realizzate o implementate negli ultimi anni.

Tra il 2019 e il 2020 Filippo Berta ha attraversato l’Europa orientale (Ungheria, Serbia, Slovenia, Croazia, Turchia, Macedonia del Nord, Grecia, Bulgaria), per arrivare in America (Stati Uniti e Messico), e infine in Asia (Corea del Sud), realizzando riprese video e azioni partecipative con il coinvolgimento degli abitanti delle aree di frontiera, chiedendo loro di contare ad alta voce, e nella propria lingua di appartenenza, le spine che costituiscono i fili di recinzione. Un’azione rituale che si realizza attraverso la gestualità delle mani nell’atto di indicare ogni singola spina e il suono della voce che recita il conteggio come in un’intima preghiera. L’azione, replicata su otto confini di stato in cui centinaia di chilometri di muri interrompono la terra, denuncia la ricerca di un risultato impossibile: l’incapacità di intravedere una fine, un conteggio utopico ripetuto all’infinito che si dilata tra spazio e tempo, tra passato e futuro, non lasciando presagire la fine.

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